Lunedì 18 Ottobre 2021

Arresto sindaco di S. Cipriano, giunta: “Noi estranei”

San Cipriano d’Aversa (Ce), 13 marzo 2012 – Prende  le distanze il vice sindaco di San Cipriano d’Aversa, Gennaro di Bonito, dai fatti che questa mattina hanno portato all’arresto del primo cittadino del comune casertano. Enrico Martinelli, in forza al Pdl, è stato arrestato insieme al consigliere comunale della sua maggioranza Francesco Paolella, docente di religione, con l’accusa di associazione a delinquere. Per gli inquirenti, l’uomo avrebbe avuto rapporti con il clan del boss omonimo, Enrico Martinelli appunto, durante il suo mandato da primo cittadino, iniziato nel marzo 2010. Il sindaco marito del primo cittadino di Gragnano Annarita Patriarca anche lei del Pdl di cui testimone di nozze fu l’ex segretario regionale del partito Nicola Cosentino, compare in un “pizzino” che il boss Enrico Martinelli inviò all’ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale campano Enrico Fabozzi, intimandogli di assegnare un appalto pubblico a una ditta. E da quel pizzino sono partite le indagini che hanno portato agli arresti di oggi. I pizzini del boss Enrico Martinelli, all’attuale sindaco di San Cipriano di Aversa, sono stati recuperati dal nastro carbografico di una macchina da scrivere elettronica ritrovata in uno dei covi del capoclan latitante. Tra i gli 11 destinatari del provvedimento figurano anche due elementi di vertice del clan dei Casalesi – il boss Antonio Iovine e un lontano cugino omonimo del sindaco di San Cipriano, Enrico Martinelli (entrambi arrestati dopo lunghi periodi di latitanza), – e sette affiliati al gruppo camorristico attivo a San Cipriano d’Aversa, facente capo al boss Antonio Iovine. Tra questi ci sono anche due titolari di imprese edili.
Secondo l’accusa al Martinelli sindaco erano state  inviate disposizioni per l’assegnazione di appalti pubblici ad imprese contigue al clan, ma anche per rimproverargli di non aver eseguito quanto richiesto con scrupolo; pizzini cui, dicono gli inquirenti, il sindaco si premurava di rispondere dando conto del suo operato, anche perché il boss non mancava di ricordargli che era stato eletto grazie ai suoi voti.

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