Venerdì 18 Giugno 2021

Lettera a Zagaria, minacce al pool antimafia

Napoli, 21 aprile 2012 – Altro che “saluti e baci” e “tutti bene in famiglia”. Le cose da dire e da lasciar capire al buon intenditore sono tante, ma tutte da decifrare. L’intenditore e destinatario della missiva è il padrino dei Casalesi, Michele Zagaria, la cui latitanza si è conclusa nel dicembre scorso e da allora rinchiuso, in regime di carcere duro, nel penitenziario di Novara. La lettera è stata intercettata nella corrispondenza destinata al superboss. Si tratta di un foglio formato A4, scritto al computer. Ventisei righe intrise di messaggi sospetti. E non è un caso che, dal giorno della scoperta, il livello di tutela dei magistrati della Procura antimafia napoletana, impegnati nelle indagini sul clan dei Casalesi, sia stato dall’oggi al domani potenziato. Otto magistrati i magistrati per i quali il servizio di sorveglianza è stato elevato. Si tratta del procuratore aggiunto antimafia Federico Cafiero de Raho, e dei suoi sostituti Antonello Ardituro, Giovanni Conzo, Francesco Curcio, Catello Maresca, Alessandro Milita, Cesare Sirignano. Dalle prime righe della lettera, emergono rassicurazioni al padrino Zagaria, “oppresso da un’ingiustizia”, si legge nel testo a firma anonima. Seguono riferimenti alla “Norma”, la celebre opera di Vincenzo Bellini, ai loggioni teatrali e ai copioni, ma pure al bar di un certo Antonio, e soprattutto a “zio Nicola – si legge ancora – che ha preso nota di tutto” e ad una macchina caricata con della frutta fresca.
“Caro zio – scrive la mano anonima – qualche piccola soddisfazione può aiutarti a superare questo momento di ingiustizia che ti opprime. Gli amici partono per le vacanze e ti salutano tanto. Al mercato hanno riempito la macchina di frutta fresca.
E la mente corre al passaggio dell’inchiesta sull’accordo tra Casalesi e mafia siciliana sulla gestione e il controllo del mercato all’ingrosso dell’ortofrutta. Da immagini allegate agli atti di quella indagine, si notano camorristi tirar fuori da camion, oltre a frutta e ortaggi, anche cassette cariche di armi. Era il 2009. E poi il riferimento alla lirica: “Siamo andati a teatro a vedere la Norma che è molto bella, anche zio Nicola dal loggione ha molto apprezzato e preso nota”.
Zio Nicola potrebbe essere il figlio del boss ergastolano Sandokan, ovvero Nicola Schiavone. Ma è soltanto un’ipotesi. Sul personaggio in questione, si legge: “Zio Nicola sarà sempre con noi fino al giudizio finale del pubblico, perché ama la nostra terra e la vuole riscattare”. Infine, l’avvertimento centrale: “Noi non dimentichiamo mai chi ci ha fatto del bene e chi ci ha fatto del male. E la giustizia non ha tempo e luogo. Tutte le rate del mutuo sono regolare e Michele è contento, ci tenevo a dirtelo”. Altro che saluti e baci. Il messaggio non è chiaro, ma è evidente la serie di segnali che il clan ha voluto mandare all’uomo che ancora reputano l’indiscusso padrino di casal di Principe.

 

 

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