Martedì 30 Novembre 2021

Mille imprese fallite, crisi record in Campania

Napoli, 2 aprile 2012 – Crisi e disperazione. Che fa il paio con il famigerato lacrime e sangue. Un binomio che in Campania registra una concentrazione drammaticamente da guinness. Basti pensare che su tutto il territorio regionale si calcolano 1008 bancarotte fotografate dall’associazione degli artigiani e delle piccole imprese. Di questi, quasi 700 sono i crack che si concentrano nel solo comprensorio della provincia di Napoli. Tutti fallimenti registrati nei primi nove mesi del 2011, con un incremento del 149 per cento rispetto a dodici mesi prima. Lacrime e sangue. E suicidi. Come quel proprietario di un’officina meccanica a Pianura che, travolto dai debiti, si è tolto la vita appena sette giorni fa. In controtendenza, fanno ben sperare i dati sulle imprese neonate. Il bollettino della Camera di Commercio segnala che nella Provincia di Napoli il numero delle aziende appena istituite è superiore al numero di quelle che hanno chiuso. Ma pure questo dato va guardato con attenzione. Perché, sottolinea il presidente della Camera di Commercio napoletana, Maurizio Maddaloni, il ciclo di fallimento e la nascita di nuove imprese potrebbe essere determinato dalla necessità della criminalità organizzata di riciclare nuovi capitali. Così che a crescere non è l’imprenditoria, bensì, come accade quando c’è recessione, la camorra. Ma pure le aziende nuove e pulite non sono da guardare con ottimismo. Secondo lo stesso Maddaloni, si tratta di imprese fragili, di piccole dimensioni, che difficilmente resisteranno all’impatto con un mercato in crisi. Ed è proprio questa la ragione per cui nascono e muoiono in un ciclo continuo. Frattanto, ecco la conseguenza più drastica: un calo netto del lavoro dipendente, in particolare a Napoli e provincia. Nel solo 2011 si stima una perdita di posti di lavoro pari all’1,2% rispetto all’anno precedente. Tradotto in posti,vuol dire che 4810 dipendenti da un anno sono entrati a far parte della già larga schiera dei disoccupati. Effetto della crisi. Per non dire delle nuove assunzioni. Per lo spesso periodo si calcola che le aziende hanno dovuto rinunciare ad aprire i propri organici a cinquemila potenziali dipendenti.

 

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