Domenica 14 Agosto 2022

Hanno vent’anni i nuovi boss dei Casalesi

Napoli, 4 maggio 2012 – Poco più che ventenni. Figli e nipoti d’arte, arte malavitosa s’intenda. Spregiudicati, liberi di agire e forti del terrore che il loro cognome incute al solo pronunciarlo: Schiavone. Altro che leve emergenti del crimine organizzato: sono i nuovi boss del più potente cartello camorristico. Due nomi sugli altri, Emanuele Libero e Ivanhoe Schiavone. Figli del capoclan Francesco Schiavone, in arte Sandokan, ma pure capi carismatici e operativi di un sodalizio di fedelissimi e coetanei. Un gruppo che, dalle carte dell’ultima inchiesta che ne ha ricostruito l’organigramma, avrebbe imposto ai commercianti di Casal di Principe e dei alcuni comuni confinanti la sottoscrizione di contratti di acquisto di materiale pubblicitario, roba come calendari, penne e portachiavi, in occasione delle festività natalizie del 2011. E’ il racket della pubblicità, al centro di un’inchiesta dell’Antimafia sfociata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 15 persone. Le accuse sono, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno trovato e sequestrato anche il libro paga del gruppo, un quadernone sul quale erano stati trascritti i nomi di tutti i commercianti obbligati all’acquisto dei gadget pubblicitari. Accanto ad ogni nome, la somma versata o da riscuotere. Nell’elenco degli arrestati figura anche Francesco Schiavone, figlio di Valter, cugino del capo camorra Francesco. Quasi in contemporanea, i militari del Gico della Guardia di Finanza, grazie all’aiuto del Genio militare, hanno sgomberato a Casal di Principe la villa confiscata nei mesi scorsi a Nicola Schiavone, il rampollo numero uno del capo clan dei Casalesi. Una villa da un milione e duecentomila euro, di cui oltre 300 mila solo di arredi, nel cuore della cittadina, in via Colombo, giusto alle spalle del palazzo del Comune. Arredi e suppellettili della villa saranno ora essere messi all’asta, ma in parte saranno dati in uso ad associazioni che operano nel sociale, nell’educazione alla legalità e nella lotta al racket e all’usura. L’ennesimo smacco al re dei Casalesi.

 

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