Giovedì 6 Ottobre 2022

Sequestrato l’impero dell’imprenditore dei rifiuti

Napoli, 9 maggio 2012 – Un piccolo impero da 10 milioni di euro edificato sacchetto dopo sacchetto. In testa a una sorta di holding nel settore rifiuti, Raffaele Sarnataro, 54 anni, per chi lo accusa era diventato un riferimento per istituzioni e camorra. La camorra targata clan La Torre, organizzazione camorristica che opera dal feudo di Mondragone. Per la sua appartenenza al cartello, Sarnataro fu arrestato nel 2000. Stamattina l’operazione di sequestro, ad opera degli uomini della Dia di Napoli, di un patrimonio immobiliare tra Napoli, Anacapri e Olbia. Sigilli anche al capitale sociale ed ai beni strumentali della società “Caprile”., ad Anacapri, della società “Iris”, a Roma, oltre a quote di partecipazione nelle società Sogeri, Il Castagnaro  e la Covim Costruzione Veicoli Industriali, tutte con sedi a Napoli. In cassaforte anche conti correnti e titoli per diverse centinaia di migliaia di euro, oltre ad autovetture e motocicli. Il provvedimento di sequestro è stato emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere su proposta del pool antimafia di Napoli, al termine di una lunga e dibattuta odissea giudiziaria. Già agli inizi del 2000 furono condotte indagini finalizzate alla scoperta di attività di riciclaggio effettuata dai clan del casertano. Già il 12 marzo 2001, la Dia di Napoli inoltrò al tribunale sammaritano una proposta di misura di prevenzione e, nel 2004, furono sequestrati all’imprenditore numerosi beni. Sarnataro fu sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a Napoli. Nel 2006, il tribunale di Santa Maria Capua Vetere dispose la confisca dei beni. Provvedimento annullato dalla corte di appello di Napoli in quanto non sussisteva, all’epoca della confisca, il requisito di pericolosità di Sarnataro. All’alba di oggi una nuova proposta di applicazione della misura accolta dal Tribunale.

 

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