Sabato 3 Dicembre 2022

Indagato anche il capo dell’Antirapine, l’ex questore Giuffré: “La mancata denuncia solo un errore tecnico”

Napoli, 1 giugno 2012 – La Procura, da un lato. La Questura, anzi la squadra mobile, dall’altro. Nel mezzo, l’inchiesta che getta Chiaia e un bel po’ di venerabili nel fango: il presunto riciclaggio di soldi del clan Lo Russo nella ristorazione. Ancora un indagato sul fronte della Mobile napoletana. Dopo il coinvolgimento, e la destituzione ad altro incarico con divieto di dimora in Campania di Vittorio Pisani, a capo della Mobile fino al giorno della bufera giudiziaria, ecco emergere il nome di uno dei sottoposti del superpoliziotto indagato in una storia che s’intreccia a doppio filo con l’inchiesta madre. Lui è Massimo Sacco, da anni dirigente della sezione antirapine della squadra mobile di Napoli. Una storia tutta da decifrare, al centro tra una vicenda di cattiva burocrazia (come sostiene Santi Giuffré, questore di Napoli all’epoca dei fatti contestati) e un’ipotesi di concussione, come accusano piuttosto i magistrati di Napoli, a cui non è stata trasmessa dalla sezione di Sacco una notizia di reato circa il recupero del bottino di un furto in un ristorante della famiglia di Marco Iorio, proprio il ristoratore amico di Vittorio Pisani che sarebbe stato indicato, e per questo è finito in galera, come il promotore di quell’associazione per delinquere costituita al solo scopo di a reinvestire nei locali della “Napoli bene” il denaro della camorra. Denaro macinato per la gran parte grazie agli introiti dell’usura. L’indagine dei pm mirava a far luce sul recupero di 30mila euro rubati alla trattoria Vanvitelli, nella piazza omonima del quartiere Vomero. Sottolineatura d’obbligo: la trattoria in questione è di proprietà di un cognato di Marco Iorio. Dopo un furto nel locale, la squadra mobile si attivò per recuperare il bottino. Uno dei presunti ladri venne però identificato grazie alle telecamere installate nel locale. L’uomo, Sergio Schisano, è stato pure lui convocato in Procura, grazie all’impianto di telecamere di cui è dotata la trattoria. La polizia lo indusse a restituire una parte della refurtiva; il malvivente fu anche fotosegnalato, ma la notizia di reato non venne mai comunicata alla Procura. Al momento Sacco pare essere l’unico poliziotto indagato, oltre al suo ex capo Vittorio Pisani.

 

 

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