Lunedì 27 Giugno 2022

Rigurgiti di faida, ucciso a 18anni per aver cambiato clan

Napoli, 26 giugno 2012 – La faida un tempo era una sfida a due. Oggi è un campionato a più clan. Altro che scissionisti contro clan Di Lauro. Come per meiosi, ogni fazione che si scinde con quella precedente, a sua volta subisce una scissione. Dunque, tirando le somme, oggi tra Secondigliano, Scampìa a contendersi gli affari sono i vecchi Di Lauro, il clan in origine, contro gli Scissionisti di Raffaele Amato e Cesare Pagano, contro gli scissionisti di questi ultimi, contro vecchi nomi tornati in auge che sono stati con i primi, con i secondi, con i terzi, e che oggi sono un gruppo a se stante. Quattro cartelli in lotta, ma le cose potrebbero presto cambiare. Una geografia in mutamento a suon di morti ammazzati, come avvenne per la faida del 2004. L’ultima vittima aveva 18 anni. L’hanno ucciso nella notte. Marco Riccio, nonostante l’età fosse appena maggiorenne, era un nome già noto negli ambienti dello spaccio, delle rapine e negli archivi delle forze dell’ordine. Il cadavere del giovane è stato rinvenuto lungo un tratto di via Cupa Cardone. Chi gli ha sparato, lo ha centrato più volte alla testa. Riccio non ha avuto scampo. Un’esecuzione, dunque. E non c’è dubbio sulla matrice malavitosa. Sul movente, si fa strada l’ipotesi del tradimento. Secondo gli investigatori, il ragazzo sarebbe cresciuto all’ombra del clan Amato-Pagano, i primi scissionisti, quelli della faida coi Di Lauro. Il giovanotto sarebbe poi sarebbe passato con il clan Magnetti del gruppo Vanella-Grassi di Secondigliano, attualmente tra i più accreditati nel quartiere per lo spaccio di droga. Il delitto Riccio sarebbe l’ultima tacca di una guerra per la trasformazione della mappa dei clan nell’area settentrionale.

 

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