Martedì 28 Giugno 2022

La favola di Occhiuzzi, lo sciabolatore d’argento del Vomero: “Che emozione, sembrava il San Paolo”

Londra, 30 luglio 2012 – Faccia di bronzo sormontata da uno sguardo che all’occorrenza sa essere d’argento. Come quella medaglia che gli penzola al collo. Diego la guarda, la bacia, s’inorgoglisce e ostenta il suo orgoglio come solo un italiano sa fare. Anzi, più ancora, un napoletano. Uno che, a un gradino dalla sommità del podio, non accenna balbuzie quando dichiara: “Che spettacolo, sembrava il San Paolo”. Sfrontato, di una teatralità degna di un figlio di Megaride, Diego Occhiuzzi è la risposta maschile al terzetto in rosa del fioretto. Napoletano, 31 anni, è al collo dello sciabolatore del Vomero che pende l’argento. Il piano più alto dell’Olimpo, Diego l’ha sfiorato. Ma va bene così. Soprattutto al culmine di una giornata cominciata con infiltrazioni di antidolorifici per lenire fitte alla schiena. Ma che non hanno frenato il sogno di un atleta che il ranking confinava al 14esimo posto. L’altro Diego di Napoli ha reso tutto possibile. Facendo fuori dapprima il cinese Liu, per poi battere Montano nel derby tricolore agli Ottavi, fare lo stesso con lo statunitense Morehouse ai quarti, e conquistare la finale dopo aver “abbattuto”, è il caso di dirlo, il gigante romeno Dumitrescu. Al cospetto dell’ungherese Szilagy ci arriva scarico. Ed è tardi quando, sotto per 8-1, Diego ricorda di che pasta è fatto. Non c’è rimonta storica. Ma la storia la si compila lo stesso. Pagina d’argento e nome indelebile accanto alla medaglia numero 120 conquistata nella disciplina che più di ogni altra domina il medagliere italiano. E non c’è amaro nelle fauci del vomerese, allievo di Leo Caserta e maestro nella “Champ Napoli”, che nel 2008 aveva conquistato il bronzo a squadre e, più di recente, altre due medaglie iridate a squadre: argento 2010 e bronzo 2011. “Me la godrò tutta questa medaglia che sognavo fin da bambino”, sbotta fero. E racconta: “Un sogno alimentato dal giorno in cui il maestro Claudio Armani venne a fare un’esibizione nella mia scuola”. Il fanciullo cede il passo al guascone: “Sapevo di avere delle qualità, sono uscite fuori in questa giornata magica”. L’ultimo pensiero è per Montano, il compagno battuto: “Voglio salire sul podio con lui. Ma io sono più bello…”. Beata napoletanità…

 (giuseppe porzio)

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