Mercoledì 22 Maggio 2024

Scampia, Don Manganiello: E’ guerra ai clan

Napoli, 18 settembre 2012 – La guerra di Scampia, quella della faida che si riaffaccia sulle prime pagine dei giornali, dopo l’uccisione ieri di un giovane di appena 20 anni. E la guerra a Scampia, la guerra dello stato, delle associazioni e  della chiesa per ridare dignità ad un quartiere. A combattere è in primis il prete anti camorra don Aniello Manganiello che in una lunga intervista rilasciata al corriere de mezzogiorno porta a galla un sopruso, l’ennesimo della criminalità organizzata. Si tratta dell’occupazione avvenuta al rione don Guanella tra la municipalità di Miano-Secondigliano e quella di Scampia, all’altezza degli isolati 8, 6 e 17. due camorristi hanno sottratto con impudente disinvoltura trecento metri quadri alla comunità condominiale, destinandola ad usi domestici e al tempo libero dei loro figli. hanno rubato quel suolo ai ragazzi del rione e agli assegnatari degli alloggi. I giovani, in quell’area, giocavano al calcio, gli inquilini, invece, la utilizzavano per il parcheggio delle auto. Il muro della vergogna è ancora lì a ricordare l’assenza delle istituzioni, perché i sigilli apposti dai vigili, dopo reiterate pubbliche denunce di don Aniello, saltarono ben presto. E le famiglie occupanti continuarono i lavori rendendo funzionali e confortevoli gli spazi delimitati: angoli per la ricreazione, un gazebo per i piccoli, tavoli per mangiare all’aperto, qualche vano per bigliardo e ping pong.
«Non so più a chi santo votarmi, ma una cosa è certa: non mi darò per vinto. Assicura il parroco,  È inammissibile che si possa perimetrale un’area pubblica, alzare un muro di tre metri, creare all’interno un parco giochi senza che nessuno faccia niente. All’epoca furono apposti dei sigilli sui quali però occorreva vigilare, I sigilli furono divelti dopo poco tempo e, con un’arroganza imprevedibile, i lavori continuarono all’interno della superficie delimitata dal muro di buona lena e con ostentata cura dei particolari, denuncia il parroco. Al di là del caso di specie do Aniello allarga la sua denuncia e il suo appello:  «Alla gente bisogna offrire in dono il coraggio e la coerenza. Il popolo chiede fiducia e il contrasto alla camorra deve avvenire su questo piano. Non serve militarizzare il territorio dice don Aniello, se, poi, chi è tenuto a far rispettare la legge si sottrae ai suoi doveri, finge di non vedere, ritarda gli interventi attesi”.

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