Venerdì 19 Agosto 2022

Appalto da 500 mila euro, ma i lavori al Teatro romano di Pompei sono costati 7,5 milioni

Napoli, 10 ottobre 2012 – Che si tratti di restauro o ristrutturazione, le opere, si sa, alla fine costano sempre qualcosa in più rispetto al preventivato. Si allungano i tempi, si fanno variazioni in corso d’opera, talvolta si cambiano i materiali e quelli che alla fine saranno utilizzati, saranno sempre e comunque più costosi di quelli previsti nel progetto iniziale. Qualche interrogativo ce lo si pone se si pensa che il restauro di un sito archeologico sarebbe dovuto costare 500mila euro, ma che alla fine si è speso ben sette milioni e mezzo. Proprio così. Sette milioni e mezzo. Il sito in questione è l’anfiteatro del parco archeologico di Pompei. Ecco il sito com’è oggi. Certo, bisognerebbe andare più a fondo e più da vicino per capire la portata di lavori da sette milioni e mezzo. C’è chi vicino c’è stato e a fondo ha guardato. Ed oggi parla di discutibili lavori al Teatro romano degli scavi di Pompei ed informa che  “per la stagione teatrale 2010 sono stati spesi oltre 7 milioni e mezzo di euro, ma non si conoscono ancora i risultati conclusivi dell’inchiesta disposta dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata per far luce sulla regolarità dei lavori compiuti e sui costi sostenuti”. A parlare è l’architetto Antonio Irlando, responsabile dell’Osservatorio Patrimonio Culturale, il quale informa che, nel frattempo, “la mancata programmazione di nuovi spettacoli è dovuta al sequestro, disposto dalla Procura, del materiale scenico e impiantistico acquistato dal commissario”.  Giova ricordare e ribadire che i lavori all’anfiteatro di Pompei presero avvio da un progetto elaborato dalla soprintendenza archeologica di Pompei con un appalto iniziale di poco meno di 500 mila euro, incrementato poi da altri contestati interventi disposti durante la gestione Commissariale degli scavi ed attuati con procedure semplificate in virtù delle deroghe rese possibili dallo stato d’emergenza per Pompei decretato dal Governo e successivamente dichiarato “improprio” dalla Corte dei Conti. Durante i lavori, secondo quanto documentato anche da video come quello che vi stiamo mostrando, furono usate tecniche d’intervento invasive, come l’utilizzo del cemento, la creazione di finte gradinate in tufo moderno e l’utilizzo di tecnologie pesanti tra cui l’impiego di martelli pneumatici, incompatibili con la fragilità dell’area archeologica. Il tutto per sette milioni e mezzo di euro. Nel frattempo, l’anfiteatro resta chiuso.

(giuseppe porzio)

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