Sabato 24 Febbraio 2024

Ore 9, lezione sulla Città metropolitana alla “Federico II”

Napoli, 18 ottobre 2012 – Il passaggio alla Città metropolitana comporta trasformazioni e innovazioni della gestione degli Enti locali: definire funzioni, competenze, ambiti di intervento, l’elezione del sindaco. E’ a partire da questi aspetti che, a Napoli, si è svolta una tavola rotonda sul tema, promossa dal Comune di Napoli,in collaborazione con il Dipartimento di Diritto Costituzionale e di Diritto dell’Economia dell’Università di Napoli Federico II. La Città metropolitana di Napoli che, fanno sapere gli organizzatori, nell’arco dei prossimi 18 mesi subentrerà all’Amministrazione provinciale, va ad inserirsi in uno scenario che richiede un ripensamento e una redistribuzione di funzioni. L’incontro di oggi è stato una prima occasione di confronto tra docenti esperti di Diritto Costituzionale e Amministrativo che, come ha sottolineato il sindaco di Napoli,Luigi de Magistris, “devono essere coinvolti nella riforma”. Il Comune di Napoli punta alla costituzione di una Cabina di regia che metta insieme tecnici e politici perché, come ha spiegato Alberto Lucarelli, assessore alla Democrazia Partecipativa, “i due aspetti devono camminare di pari passo”. In una prima fase, potrebbe essere favorita, in qualche modo, l’ipotesi che il sindaco della Città metropolitana sia “quello della città capoluogo”. Successivamente, si potrebbe pensare, ad esempio, “alla scomposizione della città di Napoli in 5 Comuni”. Un percorso che, ha continuato Lucarelli, “richiede una deliberazione da parte della Regione, il passaggio in Consiglio comunale e il coinvolgimento dei cittadini attraverso l’esercizio diretto della democrazia partecipativa”. Altro punto analizzato, la questione che la Città metropolitana non prevede una Giunta, ma un Consiglio composto da 16 membri, eletti tra i consiglieri e i sindaci delle città che costituiscono il nuovo ente. “Cariche gratuite”, ha sottolineato Lucarelli. L’assenza di una Giunta comporta “uno snellimento, ma bisogna poi ragionare sull’intercomunalità, magari con una Camera dei Comuni”.

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