Mercoledì 17 Aprile 2024

Scorie del Nord vendute come concime dai Casalesi

Napoli, 29 ottobre 2012 – La monnezza che fa paura, si sa, è quella che viene dal Nord. Che ci veniva. E che, comunque, per troppo tempo ci hanno mandato. Complici gli imprenditori e la mala locale. Anzi, peggio: i colletti bianchi. Forse i viaggi sono terminati. Tant’è, le nostre tavole sono state, purtroppo, avvelenate abbastanza. I pentiti parlano, ricostruiscono i viaggi dei veleni. Storie inquietanti. Come quest’ultima. Un terreno agricolo avvelenato da scorie tossiche. L’appezzamento in questione è un rettangolo bello ampio di terra fertile e un tempo coltivata a Trentola Ducenta, hinterland casertano, cuore di Terra di Lavoro. Lo hanno trasformato in discarica, sversatoio di rifiuti industriali altamente tossici, anche provenienti dal Nord. Lo hanno sequestrato questa mattina gli uomini della Squadra Mobile di Caserta. Il terreno risulta nella disponibilità dell’imprenditore Elio Roma, che i collaboratori di giustizia Emilio Di Caterino, Tammaro Diana, e Pasquale Di Giovanni inseriscono a pieno titolo nell’organigramma degli amici dei Casalesi. Roma è indagato insieme a Nicola Mariniello, 61enne a cui, nel maggio scorso, fu sequestrato al terreno di circa 20 mila metri a Lusciano. A entrambi sono contestati reati per attività di gestione di rifiuti non autorizzata, attività organizzata per il traffico illecito e disastro ambientale, “aggravati dal fine – scrivono i magistrati della Procura Antimafia – di agevolare il gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi. Le cose in realtà stavano così: i rifiuti tossici, che dovevano essere trattati nell’impianto di compostaggio gestito dalla società Rfg, intestata al figlio di Roma, finivano, invece, direttamente nei terreni agricoli del Casertano, individuati anche grazie alla collaborazione con il clan dei Casalesi. I contadini, alcuni compiacenti, ricevevano in cambio del denaro. Ad altri, invece, ignari di quanto stava realmente accadendo, veniva riferito che si trattava di concimi e fertilizzanti. Sia su quello sequestrato che in quelli circostanti, gli accertamenti disposti dalla Procura Antimafia di Napoli nel corso delle indagini hanno evidenziato preoccupanti livelli di contaminazione da arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno ed altre sostanze altamente nocive.

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