Martedì 28 Giugno 2022

Umiliato in pubblico dal prefetto, don Maurizio scrive a De Martino: “Caro prefetto, la malavita si alimenta anche del fare camorristico nei piccoli gesti”

 

Napoli, 22 ottobre 2012 – Le scuse servono a poco. Soprattutto se le scuse sono state invocate dal popolo del web e non soltanto. Il prefetto, pardon il signor prefetto di Napoli, Andrea De Martino, forse se n’è accorto anche lui di averla fatta grossa. La politica bipartisan lo condanna. Il sindaco di Napoli, De Magistris, sottolinea di stare dalla parte di chi lotta e che, comunque, non si offenderebbe mai se lo chiamassero signore. Dall’altra parte, don Maurizio Patriciello, prete anticamorra, lo definiscono, anche se a lui basta che lo chiamino Maurizio, senza neppure il don. Che, dopo la reprimenda in prefettura, prende carta e penna e scrive al signor prefetto la sua mortificazione. “Se a me, prete di periferia, è concesso di ignorare che chiamare semplicemente signora la signora prefetto di Caserta fosse un’offesa tanto grave, non penso assolutamente che fosse concesso a lei arrogarsi il diritto di umiliare un cittadino italiano colpevole di niente, presente in Prefettura come volontario per dare il suo contributo alla lotta contro lo scempio dei rifiuti industriali interrati e bruciati nelle nostre campagne”. Nella sua missiva, don Maurizio sottolinea di aver “ricevuto la rassicurazione da parte della signora prefetto di Caserta che non si era sentita per niente offesa nell’essere chiamata signora. Forse le sarà sfuggito – ricorda il promotore del Coordinamento “Terre dei fuochi” – che lei non era e non è un mio superiore”. “Personalmente – scrive ancora il sacerdote – sono convinto che la camorra in Campania non la sconfiggeremo mai”. Questo “perché il pensare camorristico ha messo radici profondissime in tutti. Quel modo di pensare e poi di agire che diventa il terreno paludoso nel quale la malapianta della camorra attecchisce. Come ho potuto dirle in corridoio, io alle mortificazioni sono avvezzo. Spendo la mia vita di prete nella terra del clan dei Casalesi. La mia diocesi, Aversa, è quella di Don Peppino Diana. Ma io dei camorristi non ho paura. Ma aggiungo che bisogna sradicare il fare camorristico sin dai più piccoli comportamenti”. La chiosa: “Mentre la camorra ci fa sentire il suo fiato puzzolente sul collo; mentre i rifiuti tossici continuano ad essere bruciati e interrati nelle nostre terre, il signor prefetto di Napoli, mette alla berlina un prete davanti a una cinquantina di persone”. “Signor prefetto – aggiunge don Maurizio – lei ha calpestato la mia dignità di uomo”.

(giuseppe porzio)

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