Giovedì 30 Marzo 2023

Fiat, Fornero: “Rinnovo l’invito a non licenziare”

Pomigliano d’Arco, 8 novembre 2012 – “Quello è tutto ciò che voglio dire” è stata lapidaria e diretta il ministro al lavoro Elsa Fornero nel commento all’invito rivolto alla fiat di Pomigliano d’Arco relativo alle procedure  di licenziamento avviate dal lingotto. Mobilità giustificata dall’obbligo imposto all’azienda dalla magistratura al reintegro di 19 operai iscritti alla FIOM ingiustamente allontanati. In risposta alla sentenza la fiat aveva annunciato il licenziamento di altrettanti lavoratori giustificato da un periodo di grave crisi del settore automobilistico. Sulla questione da tempo si dibatte con continue tensioni tra sindacati e azienda e anche tra gli stessi operai tra chi è stato licenziato e ha il diritto legale di essere reinserito e che invece è ancora dentro e rischia di perdere il posto di lavoro. Una guerra dei poveri com’è già stata ribattezzata quella scatenata dalla decisione del lingotto. E il Giambattista vico di Pomigliano d’Arco paga lo scotto più alto. Allo stabilimento tra l’atro l’azienda ha dedicato il premio internazionale, ai dipendenti di Pomigliano, e al loro valore ha fatto sapere l’azienda acquistando pagine su quattro quotidiani nazionali. All’iniziativa aziendale hanno risposto i sindacati, dalla Fiom alla Fismic che si augurano che la stessa fiducia venga messa ora nei dipendenti che rischiano di perdere il lavoro. Intanto questa mattina allo stabilimento dell’Ikea di Afragola si è tenuta la conferenza stampa dei lavoratori Cobas della Fiat di Pomigliano e di altre aziende in crisi hanno illustrato la mobilitazione di sabato 10 novembre quando sfilerà a Pomigliano dalle 10, 30, partenza dalla vecchia stazione Circumvesuviana.
Con la scelta dello stabilimento di Ikea si è voluto lanciare un messaggio di solidarietà ai lavoratori del Consorzio Gestione Servizi, cooperativa a cui Ikea appalta la movimentazione merci del deposito di Piacenza. Nei giorni scorsi il colosso svedese ha annunciato il licenziamento di molti facchini che avevano protestato contro le disparità di trattamento economico.

 

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