Giovedì 30 Maggio 2024

Terremoto 1980, l’Irpinia ricorda le sue vittime

Avellino, 23 novembre 2012 – Sono le 19.34 del 23 novembre 1980. La terra comincia a tremare nel cuore della Campania. E continuerà a farlo per 90 interminabili secondi. L’epicentro in un’area compresa tra l’Irpinia e il Vulture, a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza. Ma gli effetti si estenderanno ad una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l’area centro meridionale della penisola. Per tracciare un bilancio c’è voluto tempo. E ancora oggi, a 32 anni da quella data, si narra di cifre a cui mancano molti numeri. Numeri di vittime. C’è ancora quel circa. Circa 3 mila morti, circa 280 mila sfollati e circa 9 mila feriti. 23 novembre 1980. Il Presidente della Repubblica si chiamava, Sandro Pertini. Il primo a fare mea culpa sul ritardo dei soccorsi. Ancora echeggiano quelle parole di strazio e indignazione:Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora – disse Pertini – dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi“. Già perché la catastrofe non fu subito percepito come tale. Del resto, 32 anni fa non c’era una comunicazione tempestiva. I primi telegiornali parlarono, senza eccesso di allarmismo, di una “scossa di terremoto in Campania”, dato che l’interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l’allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l’altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati. E un elenco di vittime e dispersi che si aggiornava di minuto in minuto. Un dramma seguito dalle inchieste giudiziarie sulla ricostruzione, uno dei più tristi ed imbarazzanti esempi di speculazione su una tragedia. Molti fondi, secondo quanto appreso da numerose inchieste della magistratura, furono dirottati, da alcuni appartenenti al mondo della politica, verso aree esenti da tale diritto. 32 anni, ma la storia di cosa è accaduto dopo quella sera del 23 novembre è ancora tutta da scrivere.

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