Mercoledì 29 Giugno 2022

Torture ai bimbi dentro files musicali. Scoperto giro di pedopornografia: 10 arresti. Le immagini degli abusi nascoste in files musicali

Napoli, 19 novembre 2012 – L’orrore viaggiava occultato dalla nomenclatura della più grande interprete del filone realista francese: Edith Piaf. Nascoste nei file musicali della cantautrice, scaricati da una ragazza salernitana, non c’erano le note de “La Vie En Rose”, ma immagini di torture, di abusi, di violenze. Probabilmente, di morte sopravvenuta per le giovani vittime. La ragazza ha consegnato i files alla polizia postale. Che è venuta a capo dell’ultima gang di pedofili telematici. Di maledetti violentatori di anime inermi. Forse, ma si spera non sia così, anche assassini. Una brutta, bruttissima storia di abusi, violenze, addirittura torture. E, si teme, anche di omicidi. Dieci le misure cautelari eseguite, due in carcere per persone residenti in Lombardia e in Umbria; sei ai domiciliari (a soggetti che vivono in Lazio, Piemonte, Veneto e Campania), e due per obbligo di dimora  in Liguria. Gente insospettabile, operai, impiegati, persino una casalinga mamma di due figli, che utilizzava la rete per mandare in circolo immagini di abusi e maltrattamenti di piccole vittime. Gente che si scambiava e divulgava materiale pedopornografico con particolare riguardo a materiale inedito di grande crudezza contenuto in oltre cinque milioni di files. Gli inquirenti parlano anche di presunti omicidi di minori a causa dei giochi sessuali con persone adulte. All’interno del sito web, infatti, sono contenuti centinaia di video che mostrano bimbi e bimbe torturati e alcuni di questi, alla fine dell’orrenda pratica non riprendono più i sensi e gli inquirenti ipotizzano che siano morti.
I files con le immagini pedopornografiche erano gestiti in un “deep web”, il sito web invisibile, non indicizzato dai comuni motori di ricerca, al quale si accedeva solo tramite una complessa password riservata. L’archivio era utilizzato sfruttando l’anonimato garantito da questa sottorete. All’interno del sito c’erano due distinti archivi: uno chiamato “Art Core” nel quale si mostravano giochi erotici con bimbi anche piccolissimi, un altro chiamato “Tortur File” nel quale c’erano le cruente immagini dei bambini torturati con pratiche sessuali estreme che li avrebbero condotti alla morte.

 

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