Mercoledì 22 Maggio 2024

Cosentino, domani nuovo round in aula a Santa Maria Capua Vetere per la galleria “Il Principe”

Napoli, 22 gennaio 2013 – Alla realizzazione di quel centro commerciale a Casal di Principe, definito un “esempio da manuale di riciclaggio” il parlamentare diede un contributo “consapevole e decisivo”. Così scrissero i giudici del Riesame confermando l’ordinanza di custodia in carcere per Nicola Cosentino. E domani il deputato del Pdl, ex sottosegretario all’Economia ed ex coordinatore del partito in Campania, è atteso al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dove comincia il processo che lo vede accusato di concorso in reimpiego di capitali, falso, corruzione e abuso di ufficio, con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Casalesi. Per Cosentino si apre il sipario sul secondo processo a suo carico scaturito da indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli. In entrambi i casi sono state emesse ordinanze di custodia in carcere respinte dalla Camera dei deputati ma che diventerebbero esecutive nel momento in cui il parlamentare non venisse rieletto. Secondo le indagini condotte dai pm Ardituro, Curcio e Woodcock, l’esponente politico si interessò presso la Unicredit per una concessione di un credito ad una società che stava costruendo il centro commerciale in provincia di Caserta. L’inchiesta nel dicembre dello scorso anno portò a 50 arresti e alla richiesta trasmessa al parlamento di una ordinanza di custodia nei confronti del parlamentare. Al centro delle indagini il Centro commerciale “Il Principe”, che avrebbe dovuto essere realizzato nel 2007 nella zona di Villa di Briano. Il progetto non andò in porto, ma nell’intenzione dei promotori doveva servire sia a una attività di riciclaggio sia a procurare voti al candidato sindaco Cipriano Cristiano (che ha scelto di essere processato con rito abbreviato), poi effettivamente eletto. Il finanziamento fu bloccato dalla banca perché risultò che era stato richiesto sulla base di una fidejussione falsa. Nelle pagine dell’inchiesta Cosentino viene indicato come “referente politico nazionale del clan dei casalesi” Al termine delle indagini i magistrati chiesero il rinvio a giudizio per 69 imputati. Numerosi imputati sono chiamati a rispondere di un’altra vicenda in cui tuttavia non è coinvolto Cosentino. Si tratta di una storia di presunti brogli elettorali durante le consultazione del 2010 attuati attraverso il sistema della “scheda ballerina”. I sostenitori del candidato sindaco Antonio Corvino, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dovevano portare fuori dal seggio una scheda elettorale in bianco che, dopo essere stata contrassegnata con il voto di preferenza, veniva consegnata ad un altro elettore e inserita nell’urna. L’ elettore, a sua volta, portava fuori dal seggio la scheda che gli era stata consegnata al seggio per alimentare il meccanismo truffaldino. Tra le parti lese i magistrati hanno citato anche il ministero degli Interni.

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