Mercoledì 22 Maggio 2024

Pizzo all’imprenditore nautico in cambio della promessa di “ammorbidire gli operai”, arrestato sindacalista Fiom di Caserta. Fu sorpreso dalla polizia con una bustarella in tasca

Napoli, 26 gennaio 2013 –  “Ai lavoratori ci penso io a tenerli buoni”. Il sindacalista e il padrone. E una promessa strappata in cambio di bustarelle che, messe assieme, fanno 20mila euro. Soldi che avrebbero ricompensato la mediazione del tutore dei lavoratori e li avrebbe ammorbiditi. Niente più agitazioni, niente proteste. “Ci penso io”, avrebbe detto Angelo Spena, funzionario Fiom a caserta e quadro campano del sindacato metalmeccanici, al titolare della Manò Marine, azienda con sede a Bagnoli e Gricignano d’Aversa. Bisognava tenere a bada gli operai, convincerli a piegarsi alle procedure di cassa integrazione. In cambio di soldi, 20mila euro in varie tranche che Spena, secondo l’accusa, avrebbe intascato fino all’ultimo centesimo. Che poi tutto si è rivelato vano, visto che il Tribunale di Napoli ha dichiarato fallita l’azienda il 24 ottobre scorso. Nel frattempo l’imprenditore denuncia, racconta della tangente, un’estorsione “aggravata e continuata”, secondo il pm Gerardina Cozzolino, della Procura di Santa Maria Capua Vetere, che ha chiesto e ottenuto dal gip gli arresti domiciliari per il sindacalista. Un colpo gobbo per la sigla dei metalmeccanici, che ieri stesso hanno sospeso Spena in via cautelativa da ogni incarico, manifestando, con tanto di nota ufficiale, “piena fiducia nell’operato della magistratura” e chiedendo che “si faccia piena luce al più presto sull’intera vicenda”. Parlando con l’Ansa, l’avvocato del funzionario Fiom agli arresti, Giuseppe Stellato (tra l’altro consigliere provinciale del Partito democratico), si è detto convinto che ogni cosa sarà chiarita nell’interrogatorio di garanzia a cui Spena sarà sottoposto nei prossimi giorni”, dato che l’accusa, sottolinea il legale, poggia quasi esclusivamente sulla denuncia della parte offesa”. Le indagini, a onor del vero, sono scattate proprio dalla denuncia della presunta vittima, presentatasi il 25 settembre scorso al commissariato di Bagnoli e dicendosi disperato per le continue richieste estorsive di Spena. Richieste che, visto lo stato di crisi della sua azienda, non sarebbe stato più in grado di onorare. Ma c’è dell’altro, nelle mani di chi indaga: decine di sms inviati dal cellulare del sindacalista per chiedere il pagamento di una tangente di 5mila euro. I poliziotti del commissariato di Bagnoli hanno successivamente intercettato una telefonata tra i due nella quale Spena chiedeva di fissare un appuntamento per farsi consegnare la somma. L’incontro c’è stato. Ma alla distanza c’era una pattuglia di poliziotti, che hanno fermato il sindacalista prima che potesse andar via, trovandogli nelle tasche una bustarella con dentro contanti per 3.450 euro. Ieri mattina, nel corso della perquisizione nell’abitazione e nell’ufficio di Spena (all’interno della sede della Fiom-Cgil di Caserta), i poliziotti hanno trovato e sequestrato inoltre 16mila euro in contanti, oltre a orologi di valore e materiale cartaceo e informatico riferibile ai conti bancari di Spena e ai rapporti con alcune società. Il tesoretto del tutore dei lavoratori.

(giuseppe porzio)

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