Domenica 21 Aprile 2024

Saviano torna all’attacco di De Magistris: “Una ridicola pista ciclabile l’unica rivoluzione fatta a Napoli”

 

Napoli, 10 gennaio 2013 – Tutto è cominciato da Scampìa. Da una querelle esplosa dopo l’omicidio nel cortile della scuola di Scampia. Una serie di stoccate nate da un parallelismo ironico, ma di certo amaro. Parole di Roberto “mi è venuta in mente quella scena di Johnny Stecchino in cui si sente dire: “Il problema di Palermo è il traffico”. Il riferimento è al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che, a detta dello scrittore di Gomorra, “oltre alle emergenze rifiuti, alle promesse fatte e non mantenute, ai volti di giovani amministratori sbandierati in campagna elettorale e poi subito allontanati, ciò che accomuna le ultime amministrazioni di Napoli, da piazza Plebiscito liberata al Lungomare liberato è una costante, sbandierata, senza tregua lotta alle automobili”. La risposta del diretto interessato fu un invito rivolto a Saviano a venire a Napoli e di lavorare per Napoli, non solo di pontificare su di essa e su chi ci opera. Ma lo scrittore ci torna su con una domanda in calce a constatazioni: “Nessuna riforma avviata. Periferie dimenticate. Dov’è la Napoli promessa?”. Il nuovo appello al primo cittadino, Roberto Saviano lo rivolge questa volta dalle colonne dell’Espresso. “Sono consapevole – scrive Saviano – che qualsiasi forma di critica venga rivolta a lei e al suo operato viene interpretata come una critica personale. O si è con lei in tutto o si è un suo nemico”. Lo scrittore ricorda di aver sostenuto De Magistris in campagna elettorale. Ora, però, “ciò che fa più male è vedere come non sia stato iniziato nessun percorso di riforma. A meno che per riforma non si intenda cambiare uomini e mettere i propri”. Non manca il riferimento alla querelle legata alla fiction su Scampia. Qui lo scrittore sottolinea che “non è parlando meno di camorra che ci si avvia alla soluzione del problema”. Ma il problema è che De Magistris “su Scampia e sulle periferie ha fatto davvero poco”. Insomma, con buona pace per le “ridicole biciclettine disegnate sul basalto e sui sampietrini sconnessi, al centro dei marciapiedi, che in nessun’altra città a parte Napoli qualcuno avrebbe potuto spacciare per pista ciclabile”, per l’autore di Gomorra “Napoli non sta cambiando, c’è solo il timore che sia stata una scomoda piattaforma, un difficile volano per un’attività politica nazionale”.

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