Martedì 28 Giugno 2022

Schettino questa volta vuole “restare a bordo”. Il comandante impugna il licenziamento della Costa

 

Napoli, 3 gennaio 2013 – Ci sono acque nelle quali Francesco Schettino ha deciso di non voler naufragare. Questa volta il comandante intende restare a bordo, comunque vada. Dichiarando guerra alla Costa Crociere. Udienza a porte chiuse, questa mattina, davanti al giudice del Lavoro di Torre Annunziata, Emanuele Rocco, sul licenziamento effettuato dalla società in applicazione della legge Fornero. Il comandante che, il 13 gennaio di un anno fa, andò ad urtare gli scogli dell’isola del Giglio, provocando l’affondamento della Concordia e la morte di 32 persone, al termine dell’udienza è fuggito via senza fermarsi ai microfoni. “Si è discusso solamente di aspetti tecnici, soprattutto legati alla riforma Fornero”, ha informato il magistrato. L’udienza, durata un’ora e dieci minuti, si è conclusa con la richiesta di rinvio al 30 gennaio, quando sarà presumibilmente nota la decisione del giudice del tribunale di Genova presso il quale la Costa Crociere ha promosso una causa di lavoro chiedendo di accertare la legittimità del provvedimento di licenziamento. La prossima tappa è fissata comunque per il 9 gennaio. “Le parti non hanno parlato. Non è stato necessario e non è stato richiesto dal giudice”, ha spiegato l’avvocato Camillo Paroletti, che difende la compagnia di navigazione. Il giudice avrebbe anche provato a capire se si potesse addivenire “ad un accordo transattivo”. Ma entrambe le parti hanno sottolineato che è presto per affrontare questo argomento, dovendosi ancora verificare la questione di competenza tra il foro di Genova e quello di Torre Annunziata. Il giudice Emanuele Rocco ha tenuto a precisare di non essersi fatto “distogliere” dalle notizie di questi mesi legate all’affondamento della Costa Concordia.”Non mi sono soffermato su atteggiamenti o altri aspetti non legati alla causa in corso – ha affermato Emanuele Rocco – posso solo dire che la discussione è stata corposa”. Insomma, acque torbide queste. Non certo calme e cristalline come quelle dell’isola del Giglio, quando la Concordia colò a picco per un inchino.

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