Giovedì 30 Giugno 2022

Cutolo dal carcere: “Cesaro mi deve molto. Mi faceva da autista”

 

Napoli, 8 febbraio 2013 – Il padrino e il rampollo di Sant’Antimo. Il mammasantissima e il giovane avvocato, perché a quei tempi era quella la mansione, così pare, di Luigi Cesaro: praticante avvocato. Anche se, per qualche tempo, i magistrati lo reputavano un portatore di imbasciate, un collettore di tangenti, l’uomo per la bisogna e anello di congiunzione tra i vertici della Nuova camorra organizzata e i colletti bianchi dell’area a Nord di Napoli. Erano i primi anni Ottanta, tutt’altra camorra, gestione di tipo piramidale. Regnavano due cartelli, la Nco di Raffaele Cutolo e la Nuova Famiglia di Carmine Alfieri. Tempi di guerre e grandi affari, e di intrecci sofisticati tra l’alta politica e la malavita organizzata. Tempi di trattative Stato-camorra. Anno 1984, per i suoi presunti rapporti con quella camorra, Cesaro finisce in galera. Condannato in primo grado, viene assolto in Cassazione dal giudice Corrado Carnevale. Una macchia resta in un’ammissione dello stesso Cesaro, che rivelò di  aver consegnato a Pasquale Scotti una lettera scritta da Rosetta Cutolo, sorella del professore, com’era definito don Raffaele. Un’inchiesta, firmata da Claudio Pappaianni per “Servizio pubblico”, riaccende oggi i riflettori sui rapporti tra quello che sarebbe divenuto sindaco di Sant’Antimo, parlamentare, europarlamentare e presidente della Provincia, Luigi Cesaro, e il capo e fondatore della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo. Tutto ruota attorno a un’intercettazione ambientale datata 2011. La location è il supercarcere di Terni, dove Cutolo è sottoposto al regime di isolamento del 41 bis. Don Raffaele è a colloquio con la nipote, che gli riferisce delle difficoltà del fratello, Raffaele Cutolo junior, che non riesce a trovare un lavoro stabile. L’ex padrino non mostra tentennamenti e consiglia alla ragazza di mettersi in contatto proprio con Cesaro, a quei tempi presidente della Provincia: “E’ stato il mio avvocato – le dice – e mi deve tanto. Faceva il mio autista”. Di qui, la luce riaccesa su quei tempi bui. La replica di Cesaro arriva in serata: “Se vera – si chiede – perché questa intercettazione viene fuori a distanza di due anni e in campagna elettorale?” Per poi concludere: “Sono nauseato”.

 

(giuseppe porzio)

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