Martedì 21 Maggio 2024

Il ristoratore e il boss: le verità in aula di Vittorio Pisani

 

Napoli, 13 febbraio 2013 – L’amico e il confidente. Con il primo, Marco Iorio, imprenditore della ristorazione, non c’è stato null’altro che una saltuaria frequentazione, ma nulla avrebbe fatto presagire all’astuto inquirente che quell’uomo era forse implicato in un’attività di riciclaggio di denaro di provenienza camorristica. L’altro, il boss della camorra di Miano Salvatore Lo Russo, faceva parte del lavoro, così come lo facevano gli scambi di doni con quest’ultimo in occasione delle festività. Eccola, sviscerata in aula, la verità del superpoliziotto Vittorio Pisani. L’ex capo della squadra mobile di Napoli ha respinto ogni addebito durante il lungo interrogatorio al processo sul riciclaggio di capitali nei locali della famiglia Iorio. Processo nato dall’inchiesta che vede Pisani imputato di favoreggiamento, rivelazione di segreto, abuso di ufficio e falso. Il funzionario della polizia di Stato ha risposto per oltre cinque ore alle domande dei pm della Procura antimafia Amato e Parascandolo. Una ricostruzione precisa, quella di Pisani, che ha rivelato di aver conosciuto Iorio una sera nel 2006, durante un pranzo al ristorante Regina Margherita, uno della catena del ristoratore. In quel locale Pisani ci sarebbe tornato più volte, soprattutto per festeggiare con i colleghi il successo di alcune operazioni di polizia. “Ma non sono mai stato in vacanza con lui”, ha precisato il funzionario. Sui rapporti con Bruno Potenza, figlio di Mario Potenza – imprenditore con un passato di contrabbandiere, un’accusa di usura fino alla sua morte e socio in affari di Iorio – Pisani ha ribadito che gli fu presentato da Iorio nel 2009 e che gli chiese un “aggiornamento” della sua posizione nei terminali della questura. Quanto ai rapporti con Salvatore Lo Russo, per anni gola profonda dell’ex capo della Mobile, Pisani ha ammesso la consuetudine a scambiarsi doni come bottiglie di vino, pullover di cachemire o sciarpe. “Fa parte della modalità di gestione di un rapporto confidenziale di un certo livello”, è stata la giustificazione dell’ex superpoliziotto della questura di Napoli.

 

(giuseppe porzio)

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