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Sabato 20 Luglio 2024

Hamsik preso a pugni dai rapinatori. In un video le immagini dei due centauri che hanno “segnalato” il calciatore

 

 

Napoli, 20 febbraio 2013 – Ci sono tutti i contorni per far lievitare l’inchiesta. E alzare il sipario su un pianeta oscuro che, coi suoi grigi abitanti, ruota attorno a un affare chiamato Napoli calcio. Ma se i due sedicenti complici dei banditi-aggressori di Marek Hamsik altro non sono che tifosi azzurri, il teorema potrebbe d’un tratto sgonfiarsi. Tutto ruota attorno alle immagini immortalate da una telecamera dei circuiti di sorveglianza che circondano l’area del San Paolo. La gara tra Napoli e Samp è finita da un pezzo. Il campione e la sua cresta lasciano lo stadio in Bmw. Marek non va con la squadra, né col solito gruppetto di amici. C’è la signora Hamsik da andare a prendere all’aeroporto di Capodichino. Ed è lì che sta andando. Percorrendo via Cinthia, direzione rampa di imbocco della Tangenziale. Ecco che sul primo tratto di strada uno scooter accosta il bolide del campione azzurro. Viaggiano in due, il passeggero alza il braccio alla vista del top player della comitiva azzurra. Un gesto, due ipotesi: quel braccio “brandito” è il saluto al beniamino, ma chi indaga immagina che i due centauri siano una coppia di “filatori”. Come ai tempi del filo di lana lasciato cadere sulla giacca di chi ha appena effettuato un grosso prelievo, così che i complici in strada possano riconoscere l’uomo da ripulire. Così potrebbe essere accaduto con Hamsik. Quei due in scooter potrebbero aver segnalato, col gesto del braccio alzato, l’auto con il calciatore da depredare. Dando il via libera ai tre rapinatori giunti, di lì a poco, anch’essi in sella allo scooter. Qui la ricostruzione è affidata alle parole di Hamsik. Lo affiancano, dapprima sferrano un calcio sullo sportello, subito dopo mandano in frantumi il vetro lato guida con un colpo sferrato col calcio della pistola. Vogliono il Rolex, lo stesso prezioso orologio che gli fu sottratto e poi restituito nel 2008. Nelle fasi di consegna, ne scaturisce una breve colluttazione, durante la quale il campione azzurro viene colpito al volto forse con un pugno, o con lo stesso calcio della pistola, riportando una leggera escoriazione. “Cose che capitano in una città come Napoli”, il diretto interessato l’ha chiusa così. Non i magistrati del pool “reati da stadio”, che hanno rispolverato i fascicoli sulle rapine a Lavezzi, Cavani, Aronica, lo stesso Hamsik e consorti o compagne degli azzurri. Un’intimidazione alla società. O a pezzi di essa. E la mente corre a Napoli-Frosinone e alle due bombe carta che valsero la squalifica del San Paolo. Un club sotto scacco da menti perverse del tifo violento. O soltanto una rapina di tre balordi, non per questo meno violenti.

 

(giuseppe porzio)

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