Venerdì 1 Luglio 2022

Senza lavoro da un anno, si uccide in un appartamento al Vomero. La notizia annunciata dalla Cisl alla presenza del segretario Bonanni

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Napoli, 20 marzo 2013 – Tra qualche giorno sarà solo una tacca da consegnare alle statistiche e un precedente per le cronache. Come quei due fratelli di Villaricca, che meno di due settimane fa l’hanno fatta finita, impiccandosi in due stanze diverse dell’abitazione di famiglia. All’origine: il lavoro che non c’è e la dignità che viene a mancare. Giuseppe e Salvatore avevano 31 e 25 anni. Francesco Assante di anni ne aveva 50. E’ morto suicida e solo in una casa di via Giovan Battista Ruoppolo, quartiere Vomero. Accanto, una confezione semivuota di pasticche. Di professione faceva il disoccupato. Da un anno, da quando è stato licenziato dal centro di fisiokinesiterapia nel quale lavorava. E la mattanza continua. Sottolineata dal segretario campano della Cisl, Lina Lucci, nel corso di un’assemblea del sindacato al quale partecipa il segretario generale Raffaele Bonanni. “Si è tolto la vita un lavoratore”, le parole della leader sindacale. Già, si è tolto la vita un lavoratore. Con un errore di fondo. Quell’uomo un lavoratore non lo era più da un anno. Un lungo interminabile anno a patire lo sa soltanto lui cosa. A veder soffocata la sopravvivenza. E, prima ancora, la sua dignità. “Si tratta di persone che gettano la spugna di fronte alla paura del futuro e all’impossibilità di far fronte agli obblighi che la famiglia comporta”, è stato il commento di Bonanni, che la vicenda l’ha chiosata così. Francesco Assante è uno di quelli che, per Bonanni, ha gettato la spugna. Il suo corpo era in avanzato stato di decomposizione. E chissà per quanto sarebbe rimasto lì senza la segnalazione dei parenti che non riuscivano a contattarlo da giorni. Il magistrato ha disposto l’autopsia. Pare che il licenziamento sia avvenuto per motivi disciplinari. Del suo caso si stava interessando la Cisl. La vertenza era in atto. Ma la dignità di Francesco è stata sopraffatta prima che la giustizia mettesse bocca sulla vicenda.

 

(giuseppe porzio)

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