Venerdì 1 Luglio 2022

L’“Ilva” di Orta di Atella distrutta dalle fiamme. Gli inquirenti: “Rogo doloso”

incendio_ortaOrta di Atella, 2 settembre 2013 – Lingue di fuoco visibili fino a decine di chilometri di distanza. Un inferno, più che un rogo, che ha infestato l’aria del fine settimana atellano. Fiamme che hanno devastato e quasi distrutto ciò che resta della sede di Orta di Atella dell’Eurocompost, l’azienda che fino a qualche anno fa produceva concimi da biocompostaggio. Un rogo divampato sabato scorso, intorno a mezzogiorno. Chi indaga è certo che l’origine sia doloso. E si scava a qualche anno fa, quando un’intera comunità scendeva in campo e metteva in atto azioni di protesta contro quella che è stata definita la fabbrica della discordia”, per l’aria maleodorante provocata dalle emissioni per le attività che qui venivano svolte. L’azienda è stata al centro di non poche controversie giudiziarie che hanno visto scendere in campo Comune, Asl e la proprietà della Eurocompost. Una sorta di Ilva in salsa casertana. Da un lato la tutela del lavorio, dall’altro quella dell’ambiente. Fino alla chiusura, con tanto di ordinanza sindacale. La produzione era ferma da mesi. In realtà, di questo mostro ecologico non se n’era più parlato fino a due giorni fa, quando il capannone è stato avvolto dalle fiamme. Il rogo si è alimentato per la presenza di materiali per la lavorazione e per cumuli notevoli di plastica, dalla cui combustione si è sprigionata una nube densa di fumo nero. È stato necessario un lungo intervento dei vigili del fuoco, accorsi sul posto con i carabinieri della stazione di Orta di Atella e i vigili urbani, prima che le fiamme venissero domate. Anche i cittadini del comitato “No fuochi” hanno condotto una battaglia strenua per difendere il proprio territorio, denunciando lo scempio ambientale. All’interno del capannone, affidato alla gestione di un curatore fallimentare, bruciavano da tempo cumuli di rifiuti e a peggiorare la situazione sono stati i danni arrecati alla recinzione.

 

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