Martedì 28 Giugno 2022

Melania: tre anni di indizi, bugie e colpi di scena

Melania rea viene uccisa il 18 aprile del 2001, giorno della sua scomparsa. La vita della giovane mamma di somma vesuviana spezzata, e il corpo rinvenuto due giorni dopo nel bosco di Ripe di Civitella nel teramano. La storia è ormai cronaca di tv e giornali che da 29 mesi seguono  una vicenda dai risvolti agghiaccianti, per la morte della 29enne uccisa per mano per marito, Salvatore Parolisi, almeno secondo quanto stabilito dal Tribunale di Teramo nella sentenza di primo grado che ha condannato il caporalmaggiore originario della provincia di Napoli all’ergastolo. Una storia contorta, al centro la piccola vittoria figlia della coppia e che nei mesi ha dato in pasto alle cronache la vita di Melania e quella di salvatore. I tradimenti dell’uomo la sua relazione con la soldatessa Ludovica Perrone, la volontà di lasciare la moglie, il depistaggio dopo l’omicidio, la perdita della patria potestà.  Sarà lo stesso Salvatore a raccontare il giorno della scomparsa della moglie, a dire di averla vista  allontanarsi a Colle San Marco dove erano in compagnia della figlia di due anni per una gita,  per andare alla toilette del ristorante “Il Cacciatore”, anche se nessun testimone confermerà la sua versione. E’ su di lui che si concentrano subito le indagini. Il 19 luglio del 2011 Parolisi viene arrestato il 2 agosto il gip conferma il fermo del caporalmaggiore. Da quel momento il marito di Melania, sospettato di aver commesso il delitto, non uscirà più dalla galera e non rivedrà più la figlioletta Vittoria che intanto è stata affidata ai nonni materni. Il 12 gennaio 2012 il Gup dà l’ok al rito abbreviato per Parolisi e il 27 febbraio inizia il processo che si concluderà il 26 ottobre 2012 con la condanna all’ergastolo del marito di Melania Rea. Salvatore Parolisi, secondo i giudici, ha ucciso la moglie con 35 coltellate: al caporalmaggiore vengono comminate tutte le sanzioni accessorie, dall’interdizione perpetua dai pubblici uffici alla perdita della patria potestà genitoriale. il 2 gennaio 2013 il gup di Teramo Marina Tommolini deposita la sentenza della condanna di Parolisi: secondo il magistrato il caporalmaggiore avrebbe ucciso per un rapporto sessuale negato. Un omicidio che nulla avrebbe avuto a che fare con le relazioni extraconiugali del caporalmaggiore. Parolisi, dal canto suo, continua a dire di essere innocente, di non essere stato lui a uccidere la moglie Melania. Lo dice ancora oggi nel giorno della sentenza della corte di appello di Teramo. La amavo, dice Parolisi, anche se l’ho tradita. melania-rea-casermette-638x425

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