Domenica 26 Giugno 2022

Patto tra i clan Gionta e Amato-Pagano per importare cocaina la Spagna, sequestrato il patrimonio della holding

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Napoli, 19 settembre 2013 – Non c’è guerra quando di mezzo c’è un comune affare. Ma anche quando i territori di competenza sono distanti: mercati e territori che non vanno in concorrenza. A monte, un ingente traffico di droga. A foraggiarlo, due cartelli che attorno alla droga fanno ruotare tutto il loro bilancio. Dalle piazze di Secondigliano-Scampia – dove le famiglie di riferimento sono quelle degli Amato-Pagano, i famigerati scissionisti della prima ora, quelli che nel 2004 innescarono la faida coi Di Lauro – ai feudi di spaccio di Torre Annunziata e Boscoreale, dove il cartello porta il cognome dei Gionta. L’operazione, battezzata Hama’l, è giunta a una seconda fase. Sette giorni fa fu la volta degli arresti, con la cattura, tra gli altri, della mente della holding: Vincenzo Scarpa, in arte ‘o dottore, venne fermato all’Aeroporto di Fiumicino da dove si stava per imbarcare alla volta di Madrid. Oggi è stato il giorno dei sigilli di Stato ad opera degli uomini del Gico di Napoli, che hanno messo le mani sul patrimonio dell’organizzazione. Sotto sequestro sono finiti 12 immobili, 4 terreni, otto aziende nel settore degli autotrasporti, della ristorazione e della vendita di tabacchi, 100 conti correnti aperti in 45 banche, 30 vetture, 10 moto e un’imbarcazione. Beni frutto degli affari della droga e individuati tra Napoli, Varese, Viterbo, Bologna, Roma, Cuneo, Cosenza, Potenza e Salerno. Tra le imprese sequestrate figura una ditta di trasporti di Salerno, già utilizzata dall’organizzazione per importare polvere bianca dalla Spagna. Un’indagine che va avanti da tempo, con vari step: nella notte di Pasqua 2012 le fiamme gialle sequestrarono ben 60 chili di cocaina purissima nascosta in vasetti di maionese trasportata in Italia a bordo di un autoarticolato intestato alla ditta di trasporti della provincia di Salerno oggi sottoposta a sequestro. Un carico che, immesso sul mercato, avrebbe fruttato non meno di 6 milioni di euro. Da allora ad oggi il quantitativo di droga sequestrata ammonta a oltre 110 chili. Un’organizzazione perfetta, che curava ogni dettaglio del trasporto della droga, dell’occultamento e dello stoccaggio dello stupefacente introdotto in Italia, fino alla distribuzione finale alle organizzazioni acquirenti. “Il sodalizio – scrive la Procura Antimafia – si è mostrato capace di elaborare tecniche operative efficienti, spesso fantasiose, come ad esempio le autovetture “a sistema”, dotate di doppifondi azionabili tramite dispositivi elettronici, dove veniva occultata sia sostanza stupefacente che denaro contante”. Alle dipendenze della holding, un esercito di sodali e “spalloni”, incaricati di trasportare personalmente il bagaglio con dentro la droga.

(giuseppe porzio)

 

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