Giovedì 11 Agosto 2022

Termovalorizzatore a Giugliano, si compatta il fronte del “no”

 

Napoli, 17 settembre 2013 – E’ un “no” che trova eco, ora, anche e soprattutto nei palazzi. Un no a quell’impianto che nessuno vuole in una terra già martoriata, da anni, praticamente da sempre, al capitolo rifiuti, veleni e inquinamento ambientale. Un no messo nero su bianco anche dai sindaci dell’hinterland a Nord del capoluogo. Il termovalorizzatore, dicono tutti, non s’ha da fare. Giugliano non dovrà ospitare alcun impianto per smaltire le ecoballe. Ed è possibile, nella peggiore delle ipotesi, un ricorso ai giudici del Tar. Un fronte compatto che, oltre al suo “no” secco, prevede anche richieste di congelare e superare il bando di gara, di determinare un nuovo metodo di confronto e coinvolgimento delle amministrazioni locali, di istituire un nuovo qualificato comitato tecnico scientifico che individui in tempi certi i diversi scenari per lo smaltimento dei sei milioni di rifiuti tritovagliati che giacciono sul territorio regionale. Sono le conclusioni dell’audizione sul termovalorizzatore di Giugliano tenuta dalla III Commissione Speciale Regionale bonifiche, ecomafie e siti smaltimento rifiuti. Al tavolo,  oltre al presidente della commissione, Antonio Amato, hanno preso parte i primi cittadini di Melito, Mugnano e Qualiano, rispettivamente Venazio Carpentieri, Giovanni Porcelli e Ludovico De Luca, l’assessore alle attività produttive di Villaricca Mario Molino, il componente della commissione straordinaria di Giugliano Luigi Colucci. Oltre a una delegazione di esponenti di associazioni e comitati civici. “I rappresentanti delle istituzioni locali, affermando la loro netta contrarietà al termovalorizzatore, hanno anche denunciato il loro mancato coinvolgimento su questa scelta che addirittura hanno appreso dai mezzi di comunicazione’”, si legge in una nota a firma del presidente della commissione Amato. Per superare il problema con l’individuazione di alternative, si ricorre anche al parallelismo con l’attualità: “Si è riusciti a raddrizzare la Concordia con un’operazione mai provata prima – si legge nelle conclusioni – possibile – è la provocatoria domanda – che non si riesca a trovare una soluzione tecnica diversa dall’incenerimento?”. Perché – è la domanda che diventa proposta – si è scelta questa strada e non quella del trattamento a freddo?”.  No, dunque, contrariamente a quanto prevede un piano regionale che deve essere intanto attuato. Che prevede un termovalorizzatore. E che, se si dovesse arenare, porterebbe a quella maximulta da Bruxelles che ancora pende sull’Italia.

 

(giuseppe porzio)

ecoballe

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