Mercoledì 29 Giugno 2022

Terra dei fuochi e dei rifiuti tossici. In tremila al funerale ad Aversa delle vittime dei veleni

 

Aversa, 19 settembre 2013 – “Terra dei fuochi”, comprensorio dei veleni, perimetro della morte. Vaste aree della Campania, secoli addietro detta felix, dove si muore perché si respira e si mangia veleno. I protocolli per mettere fine a tutto questo li hanno firmati, i controlli sono cominciati. Così pare. Comunque, cominceranno. Nel frattempo, si muore. Anzi, si continua a morire. E le agognate bonifiche, laddove è necessario, non si faranno. Non si possono fare, hanno spiegato all’istituto superiore di sanità appena qualche giorno fa. A Giugliano, hanno detto gli esperti dell’istituto, ci sono 220 ettari di veleni. Una zona rossa, tra la Resit e le discariche sotto sequestro. Si aggiunga la falda acquifera contaminata da sostanze cancerogene volatili anche nei 2mila ettari circostanti. In tutto, fanno 20 chilometri quadrati di terra avvelenata quanto l’aria che la circonda. Senza contare, si diceva, la terra dei fuochi, quella dei roghi di rifiuti di ogni sorta, soprattutto tossici. Si muore. E ieri, per quelli che se ne sono andati e per quelli che, malati irreversibilmente, se ne andranno, in tremila hanno celebrato l’ultimo saluto agli avvelenati a morte.  Sono cittadini di Aversa, che ha ospitato il corteo, sono residenti e comitati dell’Agro aversano e del giuglianese. Sono attivisti e movimentisti. Soprattutto, sono persone che hanno vissuto un lutto. A cui il tumore ha tolto una moglie, un genitore, un figlio. O che sono essi stessi malati. Tutti hanno risposto al tam tam fatto rimbalzare attraverso social network, raccogliendo l’appello di monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa. “La mia terra è avvelenata”, campeggiava sul manifesto che ha aperto il corteo. Ma a farsi largo, tra i tazebao, quello sul quale era impressa la scritta “siamo tutti morti”.

 

(giuseppe porzio)

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