Martedì 26 Marzo 2019

“Il consigliere Pdl e l’ex sindaco, ecco come pilotavano gli appalti”, le accuse dei pm a Polverino e Gasparin. L’ascesa dell’ex An che a Caserta faceva incetta di voti

 

Caserta, 7 novembre 2013 – Un dominus della politica di casa nostra. Più che mai dai tempi in cui è andata eclissandosi la figura di Nicola Cosentino. Non certo nel migliore stato di forma, da quando i carabinieri gli hanno mostrato le manette: Angelo Polverino (nella foto), consigliere regionale in quota Popolo della Libertà, è finito dritto in un’inchiesta di appalti truccati e pilotati per opere agli ospedali Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. Alla vista dei militari, ha avuto un malore ed è ora piantonato in un reparto del San Sebastiano, ironia della sorte. Quarantotto anni, cresciuto nelle fila del Movimento sociale, recordman di preferenze al consiglio comunale e a quello provinciale di Caserta, al Comune di Terra di Lavoro è stato assessore alle Attività produttive e successivamente vicesindaco nel capoluogo di Terra di lavoro. Alla sua prima consiliatura in Regione, ha già conosciuto il battesimo della magistratura per quella storia dell’utilizzo illecito, ad oggi presunto, dei fondi per la comunicazione per i gruppi regionali, in buona compagnia con l’esponente Pd Nicola Caputo. L’inchiesta di oggi, oltre lui, coinvolge vertici Asl e camorra. Un appalto, quello contestato dalla Procura antimafia, che supera i 26 milioni d’euro. Dalla sua, Polverino è accusato di turbativa d’asta. In carcere, oltre a Polverino, è finito anche l’ex sindaco di Caserta, Giuseppe Gasparin, presidente della commissione di gara che aggiudicò i lavori; ai domiciliari è invece finito l’attuale direttore dell’azienda ospedaliera di Caserta ed ex manager Asl Francesco Bottino. In cella sono finiti anche tre imprenditori di Marcianise ritenuti vicini ai Belforte: Giuseppe Grillo, già coinvolto in un’altra inchiesta della Procura Antimafia, e i figli Roberto e Giuseppe. Gli inquirenti contestano, più nel dettaglio, l’affidamento del servizio pulizie senza alcuna gara all’azienda della famiglia Grillo. Contratto che avrebbe ottenuto una proroga di tre anni un anno e mezzo prima dello scadere di quello in vigore. E quando la ditta in questione venne colpita da interdittiva antimafia, il contratto fu sospeso, ma solo 6 mesi dopo la comunicazione del provvedimento. I servizi vennero così affidati indirettamente gestita dai Casalesi. Quando anche questo contratto andò in scadenza, Giuseppe Grillo tentò di riprendersi l’appalto, partecipando alla gara attraverso una ditta con sede al Nord Italia. E il presidente della commissione che avrebbe dovuto aggiudicare il servizio, Gasparin, fu minacciato, pistole in pugno, perché favorisse quell’azienda. Pur intimorito, l’ex primo cittadino casertano denunciò l’episodio, anche se in forma evasiva e sommaria, ma in parallelo prese accordi per aggiudicare la gara alla ditta dei Casalesi. Polverino nella sua veste di consigliere regionale di maggioranza, avrebbe agito in regia, dando tutte le indicazioni per destinare l’appalto a chi di dovere.

 

(giuseppe porzio)

 

 

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