Martedì 17 Luglio 2018

Il pentito rivela: “Ero pronto a uccidere il pm Milita per un milione di euro”. Della Corte: “Il delitto me lo commissionò l’imprenditore dei rifiuti Cipriano Chianese”

 

Santa Maria Capua Vetere, 27 gennaio 2014 – Un magistrato da colpire, da uccidere. Magari, da far saltare in aria con tutta la scorta, come nell’era stragista dei corleonesi in terra di Sicilia. Qui, in terra casalese, bisognava smuovere le acque per tenere saldo l’intreccio camorra-rifiuti-imprenditoria-politica. E allora andava colpita la Procura Antimafia, le cui indagini rischiavano di mettere in luce e fine a questo legame. Un nome su tutti, tra i magistrati della Direzione distrettuale partenopea: il pm Alessandro Milita. Parole e racconto del collaboratore ed ex casalese Francesco Della Corte.  Che rivela: “Tra il 2005 e il 2006 incontrai Cipriano Chianese che mi chiese di uccidere il pm della Dda Alessandro Milita. Della Corte aggiunge e argomenta: “Non accettai perché volevo più soldi di quelli che mi erano stati proposti”. Parliamo di mezzo milione di differenza tra la domanda e l’offerta. Differenza che sarebbe stata colmata, pur di mettere fine alla vita di un onesto magistrato. Il pentito ha parlato nell’udienza in corso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere del processo per concorso esterno in associazione camorristica a carico di Nicola Cosentino. Da località protetta, e rispondendo in video-conferenza a domande formulategli dello stesso Milita. Il capitolo del delitto eccellente commissionato era contenuto nell’ordinanza d’arresto eseguita alla fine del 2013 a carico di Cirpiano Chianese, ritenuto il principale artefice per conto dei Casalesi del traffico di rifiuti tossici dal Nord ai territori casertani e napoletani. Per questi fatti Cipriano Chianese è sotto processo a Napoli. Siamo nel 2005, all’allora affiliato Della Corte si rivolse un uomo di fiducia dell’avvocato-imprenditore Chianese: si tratta di Carlo Verde, anche lui in galera con l’accusa per estorsione aggravata. Per il pentito, Chianese incaricò Verde di commissionare l’omicidio, per 500mila euro. Per uccidere il pm, però, Della Corte chiese un milione di euro che Chianese si disse pronto a pagare. Il progetto non andò in porto perché il 4 gennaio del 2006 il manager delle ecomafie venne arrestato. E fine del progetto dell’uomo che, di fatto, ha tracciato le basi per la nascita della Terra dei Fuochi. Un legame a doppio filo con Licio Gelli, candidato alla Camera nel 1994 nelle liste di Forza Italia, dalla professione forense Cipriano Chianese passò presto al più redditizio traffico di rifiuti, che divenne il business principale dei Casalesi alla fine degli anni ‘80. Un’attività avviata dai boss Francesco Bidognetti e Francesco “Sandokan” Schiavone. “Ma il coordinamento – rivelò il pentito – era affidato  all’avvocato Cipriano Chianese”.

 

(giupor)

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