Martedì 28 Giugno 2022

“Compravendita senatori”, domani al via il processo sulla presunta “Operazione Libertà”: la caduta di Prodi a opera di parlamentari comprati da Berlusconi

de_gregorioNapoli, 10 febbraio 2014 – E’ uno di quei dibattimenti che rischiano di riscrivere la storia di un “pezzo” più che significativo della Seconda  Repubblica. Processo che si condensa nell’accusa formulata sul capo di Silvio Berlusconi. Corruzione è l’imputazione, che nel dettaglio e nelle argomentazioni si argomenta così: aver convinto – alla cifra affatto modica di tre milioni di euro – l’allora senatore Sergio De Gregorio (nella foto), sugli scranni di Palazzo Madama con la casacca dell’Idv, a schierarsi con il centrodestra contribuendo a determinare la caduta del governo Prodi. Prima tappa del dibattimento domani al cospetto dei giudici del tribunale di Napoli. Processo che chiama in causa anche l’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola che nella vicenda avrebbe avuto un ruolo di intermediario. Non sarà della partita De Gregorio, che ha preferito chiudere i conti patteggiando una pena di un anno e 8 mesi. Ma non è da escludere più che una comparsata del “grande accusatore”: i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock nel corso del dibattimento lo convocheranno perché confermi in aula le rivelazioni fatte durante le indagini preliminari, quando affermò di aver ricevuto dal Cavaliere due milioni in contanti in varie tranche, depositatati poi sui suoi conti, nonché un milione sotto forma di finanziamento a Italiani nel Mondo, il movimento di cui è stato promotore e leader. Quello che si apre domani sarà una falsa partenza, in attesa di risolvere le questioni sulla composizione del collegio giudicante. Si tratterà di un dibattimento complesso, anche per i quesiti di carattere giuridico che i magistrati sono chiamati a risolvere, problemi in gran parte inediti in assenza di precedenti e di una giurisprudenza consolidata. In primo luogo si tratta di valutare uno degli argomenti che sicuramente rappresenterà un cardine delle tesi difensive sostenute dai legali di Berlusconi che si sostanziano nell’interrogativo: può sussistere il reato di corruzione in assenza del vincolo di mandato riconosciuto ai parlamentari dalla Costituzione (in parole povere, il fatto che il deputato o il senatore non sia obbligato a votare seguendo le indicazioni del partito nelle cui liste è stato eletto)? Ma a parte gli aspetti formali e dottrinali, il processo si baserà soprattutto sui fatti contestati, ovvero i presunti tentativi di accordi, i pagamenti o le promesse di soldi e “altre utilità”, in altre parole la presunta campagna acquisti che va sotto il nome di “’Operazione Libertà’” e che Berlusconi, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe messo in atto anche nei confronti di altri senatori, tra il 2006 e il 2008, allo scopo di dare una spallata alla traballante maggioranza su cui si reggeva il governo Prodi. Nella lista dei testimoni indicati dal pubblico ministero figurano, tra gli altri, lo stesso Prodi, l’ex leader dell’Idv Antonio Di Pietro, i senatori Anna Finocchiaro e Giuseppe Caforio e Paolo Rossi (gli ultimi dure sarebbero stati avvicinati nel tentativo di convincerli a cambiare schieramento), e l’uomo d’affari italo-argentino Carmelo Pintabona, che dovrà riferire sulla lettera di minacce indirizzata a Berlusconi e mai spedita da Lavitola. Il 12 febbraio sarà poi formalizzata la costituzione di parte civile del Senato, decisa dal presidente dell’Assemblea di Palazzo Madama, Piero Grasso, scatenando le ire dai banchi del banchi del centrodestra.

(giupor)

 

 

 

“Compravendita senatori”, domani al via il processo sulla presunta “Operazione Libertà”: la caduta di Prodi a opera di parlamentari comprati da Berlusconi

 

Napoli, 10 febbraio 2014 – E’ uno di quei dibattimenti che rischiano di riscrivere la storia di un “pezzo” più che significativo della Seconda  Repubblica. Processo che si condensa nell’accusa formulata sul capo di Silvio Berlusconi. Corruzione è l’imputazione, che nel dettaglio e nelle argomentazioni si argomenta così: aver convinto – alla cifra affatto modica di tre milioni di euro – l’allora senatore Sergio De Gregorio, sugli scranni di Palazzo Madama con la casacca dell’Idv, a schierarsi con il centrodestra contribuendo a determinare la caduta del governo Prodi. Prima tappa del dibattimento domani al cospetto dei giudici del tribunale di Napoli. Processo che chiama in causa anche l’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola che nella vicenda avrebbe avuto un ruolo di intermediario. Non sarà della partita De Gregorio, che ha preferito chiudere i conti patteggiando una pena di un anno e 8 mesi. Ma non è da escludere più che una comparsata del “grande accusatore”: i pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock nel corso del dibattimento lo convocheranno perché confermi in aula le rivelazioni fatte durante le indagini preliminari, quando affermò di aver ricevuto dal Cavaliere due milioni in contanti in varie tranche, depositatati poi sui suoi conti, nonché un milione sotto forma di finanziamento a Italiani nel Mondo, il movimento di cui è stato promotore e leader. Quello che si apre domani sarà una falsa partenza, in attesa di risolvere le questioni sulla composizione del collegio giudicante. Si tratterà di un dibattimento complesso, anche per i quesiti di carattere giuridico che i magistrati sono chiamati a risolvere, problemi in gran parte inediti in assenza di precedenti e di una giurisprudenza consolidata. In primo luogo si tratta di valutare uno degli argomenti che sicuramente rappresenterà un cardine delle tesi difensive sostenute dai legali di Berlusconi che si sostanziano nell’interrogativo: può sussistere il reato di corruzione in assenza del vincolo di mandato riconosciuto ai parlamentari dalla Costituzione (in parole povere, il fatto che il deputato o il senatore non sia obbligato a votare seguendo le indicazioni del partito nelle cui liste è stato eletto)? Ma a parte gli aspetti formali e dottrinali, il processo si baserà soprattutto sui fatti contestati, ovvero i presunti tentativi di accordi, i pagamenti o le promesse di soldi e “altre utilità”, in altre parole la presunta campagna acquisti che va sotto il nome di “’Operazione Libertà’” e che Berlusconi, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe messo in atto anche nei confronti di altri senatori, tra il 2006 e il 2008, allo scopo di dare una spallata alla traballante maggioranza su cui si reggeva il governo Prodi. Nella lista dei testimoni indicati dal pubblico ministero figurano, tra gli altri, lo stesso Prodi, l’ex leader dell’Idv Antonio Di Pietro, i senatori Anna Finocchiaro e Giuseppe Caforio e Paolo Rossi (gli ultimi dure sarebbero stati avvicinati nel tentativo di convincerli a cambiare schieramento), e l’uomo d’affari italo-argentino Carmelo Pintabona, che dovrà riferire sulla lettera di minacce indirizzata a Berlusconi e mai spedita da Lavitola. Il 12 febbraio sarà poi formalizzata la costituzione di parte civile del Senato, decisa dal presidente dell’Assemblea di Palazzo Madama, Piero Grasso, scatenando le ire dai banchi del centrodestra.

(giupor)

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