Martedì 13 Novembre 2018

Il pentito ritratta: “Cosentino rifiutò il sostegno di Walter Schiavone”. Esplode la bagarre in aula. Il pm s’infuria, l’avvocato si toglie la toga e sbatte la porta

Santa Maria Capua Vetere, 11 febbraio 2014 – In programma c’era una seduta molto tecnica. Ma l’epilogo è stato da saloon. Un’autentica bagarre al processo che vede imputato l’ex sottosegretario Nicola Cosentino. Protagonista del fuori programma che dato il via a un’altalena di emozioni e colpi di scena, un collaboratore storico: Franco Di Bona, il cui pentimento ha avuto inizio nell’agosto del 1996. Tappa dell’udienza al processo Eco4 sugli intrecci tra camorra, politica e rifiuti, in corso al tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Cosentino risponde di concorso esterno in associazione camorristica. Un autentico colpo di teatro le parole pronunciate da Di Bona. Che ha parlato, testualmente, così: “In vista delle elezioni regionali del 1995 Walter Schiavone propose a Nicola Cosentino l’appoggio del clan ma questi rifiutò”. La Procura Antimafia napoletana aveva inserito il collaboratore nella sua lista testi. Immediata la reazione di Alessandro Milita, uno dei magistrati che hanno condotto l’inchiesta. A muso duro, Milita ha ricordato al pentito che le sue sono l’esatto contrario di quando, nella primavera del 2001, rivelò che i Casalesi avevano sostenuto alle regionali Nicola Cosentino e Mario Natale”. “Oggi ho un ricordo abbastanza vivo”, è stata la risposta della gola profonda, anche perché, ha sottolineato Di Bona, “allora fece scalpore il no di Cosentino alla proposta proveniente dal clan. Me lo disse proprio Walter Schiavone”. Ed scoppia la bagarre in aula. In polemica con il pm, l’avvocato Montone si toglie la toga e lascia l’aula. Proprio il legale di Cosentino aveva chiesto al collegio di revocare l’ordinanza di ammissione del teste per “l’assenza dal fascicolo del pm dei verbali degli interrogatori di Di Bona. C’è solo una paginetta e mezzo di informativa della Dia con stralci di dichiarazioni rese nel processo Spartacus”, aveva spiegato il legale. Pronta la risposta del pm: “E’ compito della difesa – aveva ribattuto Milita – acquisire tutte le dichiarazioni che ritiene utili alla sua strategia”; il pm propone però di “acquisire subito, con un costo basso per la Procura, i verbali delle dichiarazioni dibattimentali di Di Bona”. Infine, una parentesi di solidarietà, quando i legali dell’ex sottosegretario, a nome anche del loro assistito, hanno espresso vicinanza al pm Milita in riferimento al progetto di attentato al magistrato antimafia di cui ha parlato, nell’udienza del 28 gennaio scorso, il pentito del clan dei Casalesi Francesco Della Corte.

 

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