Venerdì 14 Giugno 2024

Patto per la contraffazione tra la camorra dei Mazzarella e la mafia dagli “occhi a mandorla”

 

Napoli, 5 febbraio 2014 – E’ l’affare attorno al quale da tempo il duopolio è consolidato: la camorra dei vecchi nomi e la holding del falso made in Cina. E’ il mercato della contraffazione, quello che in certi posti fa girare il mercato dell’illecito più di quanto possano farlo droga e racket. L’ultimo connubio nasce e cresce, nonostante indagini e sequestri, alla periferia orientale del capoluogo. Dove la criminalità organizzata porta il cognome dei Mazzarella. L’operazione all’alba: nei numeri, parliamo di trentasei ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Guardia di Finanza. Le accuse vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla importazione, fabbricazione e commercializzazione di materiale contraffatto. Nel complesso, l’inchiesta annovera ulteriori 40 persone iscritte nel registro degli indagati. Sette quelle finite in galera, 27 si trovano da stamattina ai domiciliari, mentre a due sono destinatarie di provvedimenti all’obbligo della firma. L’inchiesta nasce dagli sviluppi di una precedente indagine condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli sulle attività illecite dei Mazzarella, che fa della contraffazione una delle principali attività di guadagno illecito in città e nel resto d’Italia. Tre le grosse organizzazioni criminali individuate: le prime due avevano ramificazioni anche in altre regioni (Toscana, Lazio, Liguria e Piemonte), oltre che nell’Est Europa, e facevano capo a due napoletani oggi indagati: Vincenzo Barone e Vincenzo Rotondo; la terza vedeva impegnato un gruppo di cittadini cinesi capitanato da Chen Xingman e da Jin Changiang, i quali garantivano dalla Cina l’ingresso sul territorio nazionale dei prodotti di abbigliamento falsificati. I tre gruppi finiti nel mirino della Guardia di Finanza avevano addirittura creato una sorta di patto di mutuo soccorso reciproco. Inoltre, per eludere i controlli ed evitare di finire intercettati, i promotori preferivano incontrarsi di persona: per questo si davano appuntamento in porti e aeroporti italiani. Eseguiti sequestri di beni mobili e immobili per un valore di sette milioni di euro. Capi di abbigliiamento, calzature, borse e pellami con falsi marchi giungevano in Italia seguendo due rotte: o direttamente dalla Cina o dai porti della Turchia. Tra le etichette più commercializzate si annoverano: Nike, Adidas, Gucci, Louis Vuitton, Dolce e Gabbana, Lamartina, Ralph Lauren, Hogan e Blauer. “Un mercato del falso di enormi dimensioni in grado di compromettere seriamente i canali leciti di rifornimento”, sottolinea in una nota il procuratore aggiunto Giovanni Melillo.

 

(giuseppe porzio)

contraffazione_finanza

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