Domenica 19 Maggio 2019

Patto coi Casalesi per gli appalti del Pip di Lusciano, ordine di arresto per Luigi Cesaro. Il parlamentare Pdl: “Io vittima di una gogna mediatica”

Cesaro_Luigidi Giuseppe Porzio

Napoli, 23 luglio 2014 – Ecco che i tasselli si vanno pian piano incastonando. E il quadro accusatorio, a tinte comunque fosche, si avvia ad essere completo. Al centro della raffigurazione, Luigi Cesaro. Politico, imprenditore e berlusconiano di riferimento, presidente della Provincia di Napoli per due terzi dell’attuale consiliatura, parlamentare azzurro da sempre, con una parentesi all’europarlamento di Bruxelles, sull’onorevole di Sant’Antimo pende da oggi un ordine di arresto nell’ambito dell’inchiesta su appalti e collusioni con la camorra. Quella camorra che risponde al nome dei Casalesi. L’indagine, a firma della Procura Antimafia, ha acceso da tempo i riflettori su presunte infiltrazioni della fazione Bidognetti della cosca sul mega piano di insediamento industriale a Lusciano. Milioni pubblici per buona parte veicolati anche da Bruxelles. I fatti si riferiscono al 2004. L’accusa, circostanziata, ricostruisce un mega-affare con Cesaro interlocutore privilegiato e anello di congiunzione tra la pubblica amministrazione, le imprese di famiglia e la malavita casalese. Riferimento camorrista, lo storico collaboratore di giustizia Luigi Guida, in arte ‘o ndrink, ex uomo forte del rione Sanità e del clan Misso, passato a far carriera tra le fila dei Casalesi. Proprio con Guida si sarebbero accordati i fratelli Cesaro per ottenere, come impresa di riferimento del clan, i lavori per il Piano di Insediamenti Produttivi e per al costruzione di un Centro Sportivo, solo una delle strutture che le imprese della famiglia Cesaro hanno edificato e disseminato in Campania. Il clan sarebbe stato ben ripagato con una importante percentuale sull’intero giro di appalti. Il parlamentare berlusconiano si difende sostenendo di non aver mai incontrato né conosciuto Guida, sostenendo addirittura di essere pronto “a rinunciare allo scudo dell’immunità parlamentare”, semmai ce ne fosse bisogno. Una sorta di sfogo, il suo, alla luce della requisitoria-anatema pronunciata venerdì scorso dal pm Antonello Ardituro. Il magistrato del pool antimafia, nel corso dell’ultima udienza del processo Fabozzi, sottolineò un passaggio della testimonianza del pentito Guida che, nell’udienza del 3 marzo 2013, aveva sostenuto di essersi interessato per far vincere ai fratelli Cesaro di Sant’Antimo la gara bandita nell’ambito del Pip di Lusciano. “Sono da anni al centro di una gogna mediatica”, ha replicato il parlamentare. Sostenendo che sono sempre andate inascoltate le sue richieste di essere sentito dai magistrati.

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