Lunedì 26 Luglio 2021

Terra dei Fuochi, don Maurizio scrive a Renzi: “Ti aspetto a Caivano”. Il sacerdote: “Manca la volontà politica di affrontare il problema”.

don_maurizio_patricielloNapoli, 8 luglio 2014 – Risolvere il “problema”, diciamo così, della Terra dei Fuochi? Questione di volontà politica. Che non c’è. Ne è certo l’uomo che per la bonifica di quelle terre ha votato la sua vita. Don Maurizio Patriciello, alla luce dell’ultima polemica sui dati illustrati dall’Iss (Istituto superiore di sanità), ha indirizzato, attraverso la sua pagina Fb, al premier Matteo Renzi. “Mesi fa – scrive il sacerdote – ancora non eri il capo del governo, venisti ad Aversa per incontrare il mio vescovo, Angelo Spinillo, e alcuni sacerdoti della diocesi – scrive don Patriciello – Ci lasciammo con la promessa, da parte tua, di vederci ancora. Ecco, credo che quel momento sia venuto”. “Tra i tuoi gravosi impegni devi trovare un momento per ritornare nella Terra dei fuochi – dice don Patriciello – Te lo chiedo a nome di milioni di persone maltrattate, esasperate, ingannate”. Don Patriciello chiede risposte che, precisa, “non sono ancora state date. Le nostre domande angoscianti vengono tuttora affrontate con una superficialità che fa spavento”. E se – continua – si può contare sulla Chiesa campana, sui volontari, sulla gente, “quel che manca è proprio la volontà politica di mettere una volta per sempre la parola ‘fine’ a questa tragedia. Fiducioso – sottolinea – attendo una telefonata da parte tua”. “I dati dell’Istituto superiore di sanità che confermano ciò che noi da sempre sappiamo – scrive ancora il parroco – vengono il giorno dopo ridimensionati dallo stesso ministro Lorenzin, in contrasto con il Governatore della Campania che, invece, li riconferma. Ci sono confusione, pressappochismo – prosegue – Presidente, dobbiamo uscire da questa sciagura al più presto e nel migliore dei modi”. Don Patriciello racconta che le case di chi vive in quelle terre sono state, anche stanotte, “invase da fumi, fetori, veleni di ogni tipo. Anch’io sono rimasto sveglio e con in corpo una rabbia immensa”, afferma. Alla lettera don Patriciello allega alcune delle testimonianze che – scrive – ogni giorno ricevo “dalla mia gente per testimoniare la gravità della situazione”.

(giupor)

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