di Italia Mele
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, già profondamente impopolare, e che aveva promesso di arginare la popolarità del partito guidato a livello nazionale da Alice Weidel, ha ammesso “la sconfitta elettorale più pesante per la Cdu da anni, anzi decenni”.
Ma il voto di domenica pesa su un tavolo più grande di quello di Magdeburgo, capoluogo del Land.
E soprattutto conferma una tendenza che l’Unione europea osserva da tempo con inquietudine:
la crescita dell’estrema destra non è un fenomeno isolato,
ma una costante diffusa sulla scena politica europea, destinata a incidere sui prossimi appuntamenti elettorali, da Francia e Italia fino a Spagna e Polonia.
A prescindere dallo slogan – che sia “Prima la Germania” o “La Francia ai francesi” – la preoccupazione è la stessa.
L’ascesa dei partiti nazionalisti rischia di logorare la coesione europea proprio nel momento in cui gli eventi esterni la richiedono più che mai.
Le forze euroscettiche, per loro natura, tendono a indebolire un’Unione che, per contrastare le pressioni commerciali di Trump o per proteggere le proprie imprese dal dumping cinese, non ha altra scelta se non quella di restare unita.
Non è un caso che l’ascesa delle destre estreme sia osservata con interesse ben oltre i confini europei
Domenica Donald Trump ha rilanciato gli exit poll della Sassonia-Anhalt sulla sua piattaforma social Truth poche ore dopo la chiusura dei seggi,
mentre Elon Musk è stato tra i primi a congratularsi con l’AfD.
Da Mosca i toni sono stati se possibile ancora più espliciti.
Un’Europa indebolita e divisa fa comodo tanto a Mosca quanto a Washington.
Fonte ISPI Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.












