Rapporto Gimbe: Campania bocciata. I pazienti vanno via

In Campania, per curarsi, troppo spesso bisogna aspettare. Oppure pagare. Oppure partire.

È la fotografia che emerge dal nono Rapporto Gimbe sul Servizio sanitario nazionale. Numeri che raccontano una sanità ancora capace di garantire assistenza, ma sempre più difficile da raggiungere nei tempi e nei modi necessari. C’è innanzitutto un dato che pesa più degli altri: la speranza di vita. In Campania è di 82,1 anni, un anno e mezzo in meno rispetto alla media italiana e quasi tre in meno rispetto alla provincia di Trento.

Poi c’è la mobilità sanitaria

La Campania è tra le regioni che spendono di più per i propri cittadini che scelgono di curarsi altrove: nel 2023 il saldo era negativo per oltre 306 milioni di euro. Nel quadro più aggiornato del rapporto, i debiti per mobilità passiva superano i 482 milioni, contro 176 milioni di crediti. Ma dietro i bilanci ci sono persone.

Poi c’è la fragilità economica

E ci sono anche quelle che non partono, perché non possono. Nel 2024 oltre 481 mila campani hanno rinunciato ad almeno una visita o a un esame. Sono l’8,6 per cento della popolazione: 2,7 punti in più in un solo anno. E mentre il bisogno cresce, la Campania continua a ricevere la quota pro capite più bassa del Fondo sanitario nazionale: 2.173 euro per abitante, contro una media italiana di 2.218. È qui la domanda sorge spontanea: quanto a lungo può reggere un sistema nel quale il luogo in cui si nasce continua a pesare sulla possibilità di curarsi? Per Gimbe il rischio è quello di un Servizio sanitario che sulla carta resta universale, ma nella vita quotidiana diventa sempre più condizionato dal reddito e dalla residenza.