Cortei a Napoli: “Non ce la facciamo più”

di Claudio Dominech

Il costo della vita, i rincari e le difficoltà economiche di famiglie e attività commerciali hanno portato in strada circa 500 persone a Napoli. Il corteo è partito nel pomeriggio da piazza Garibaldi e, dopo aver attraversato corso Umberto I, ha raggiunto piazza Municipio. La manifestazione si è svolta sotto la sorveglianza delle forze dell’ordine e si è conclusa senza incidenti, nonostante alcuni momenti di tensione.
A sfilare sono stati commercianti, studenti, attivisti e cittadini, riuniti attraverso un passaparola sui social e sui canali di messaggistica. Durante il percorso sono stati scanditi slogan contro il governo e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro della protesta, la richiesta di interventi per sostenere una popolazione che denuncia di essere sempre più in difficoltà.
«Non possiamo più andare avanti così, i governi spendono miliardi per le armi ma non per tutelare la popolazione che soffre», è una delle contestazioni emerse dalla piazza. I partecipanti hanno inoltre annunciato una nuova mobilitazione per il 30 ottobre: «Saremo di nuovo in piazza».
All’inizio della manifestazione alcuni minorenni con il volto coperto sono stati accompagnati in questura. Lungo il tragitto, uno dei passaggi più delicati si è registrato in via De Pretis, davanti alla sede della compagnia di crociere Msc, dove era schierato un cordone di agenti in assetto antisommossa.
Durante il corteo sono esplosi due petardi, un gesto che ha suscitato la disapprovazione degli stessi manifestanti. La situazione è rimasta sotto controllo e non si sono verificati scontri.
Il timore di disordini, alimentato anche dagli episodi avvenuti nei giorni precedenti a Milano, ha indotto alcuni commercianti ad adottare precauzioni. In via Chiaia diverse boutique hanno abbassato le saracinesche, mentre altri esercizi hanno protetto le vetrine. In altre zone del centro, invece, negozi e attività hanno continuato a lavorare regolarmente.
Secondo un sondaggio di Confesercenti tra le imprese associate nelle città interessate dalle manifestazioni, circa sette attività su dieci avevano previsto di mantenere la consueta apertura pomeridiana. Il restante 30% aveva invece scelto di chiudere per prudenza, temendo possibili tensioni.