Iran, gli Usa pronti a colpire: “Forze in posizione”. Trump valuta, l’attacco può scattare già sabato

Fonti di CBS e New York Times: esercito operativo e pronto anche entro il 21 febbraio. Dopo il vertice nella Situation Room, il Pentagono prepara uno scenario di campagna prolungata. Israele al fianco di Washington, negoziati appesi a un filo.

Un attacco possibile, forse imminente. Gli Stati Uniti si preparano allo scenario più estremo nei confronti dell’Iran mentre i negoziati restano fragili e il tempo stringe. Secondo fonti citate da CBS News e dal New York Times, l’esercito americano sarebbe già in posizione per colpire e pronto a intervenire anche nel giro di pochi giorni, con una finestra che potrebbe aprirsi già sabato 21 febbraio.

Il presidente Donald Trump non ha ancora preso una decisione definitiva, ma la pressione cresce e l’ipotesi di un’azione militare con Israele appare sempre meno remota. Funzionari del Pentagono e della Casa Bianca, al termine di un incontro nella Situation Room – il centro nevralgico della gestione delle crisi – hanno indicato che l’apparato militare è operativo e pronto a reagire.

Le valutazioni parlano di una possibile campagna ampia e prolungata, non di un semplice raid dimostrativo. I nodi restano quelli noti: programma nucleare, sviluppo missilistico, ruolo dell’Iran nelle alleanze regionali. Divergenze che rendono l’intesa sempre più complessa.

A confermarlo è stata anche la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt: “C’è stato un piccolo progresso, ma ci sono molte ragioni e argomentazioni a favore di un attacco contro l’Iran”.

Verso uno scontro più ampio

I colloqui di Ginevra non hanno prodotto risultati concreti. Una fonte americana li avrebbe definiti “un hamburger ripieno di niente”, fotografia di un negoziato giudicato inconcludente da Washington. Di segno opposto le parole del ministro iraniano Abbas Araghchi, che aveva parlato invece di passi avanti.

Secondo quanto riportato da Axios e CNN, Washington sarebbe oggi più vicina a un conflitto vero e proprio in Medio Oriente, con Israele pronto a muoversi al fianco degli Stati Uniti. Il quotidiano israeliano Haaretz riferisce che il premier Benjamin Netanyahu avrebbe già innalzato i livelli di allerta.

Le scadenze fissate dalla Casa Bianca pesano come un ultimatum: se Teheran non presenterà una proposta ritenuta credibile, l’opzione militare tornerà centrale. “Il capo è stufo. C’è il 90% di chance di un’azione concreta”, avrebbe confidato un consigliere vicino al presidente, secondo quanto scritto da Axios.

Il politologo Vali Nasr avverte che “in questo momento il pericolo è molto presente”, pur ricordando che le fughe di notizie possono anche essere strumenti di pressione per forzare concessioni al tavolo negoziale.

Il più potente schieramento aereo dal 2003

Nel frattempo, sul piano operativo, gli Stati Uniti stanno dispiegando in Medio Oriente il più imponente dispositivo aereo dalla guerra in Iraq del 2003. Caccia di quinta generazione, velivoli di comando e controllo, assetti di supporto e una seconda portaerei in arrivo: un dispositivo che offrirebbe a Trump l’opzione di un’azione militare di settimane.

Secondo il Wall Street Journal, allo studio dei militari ci sarebbero attacchi mirati contro impianti nucleari e missilistici, con l’obiettivo di colpire non solo infrastrutture strategiche ma anche i vertici politici e militari iraniani. Un’operazione che segnerebbe un salto di livello rispetto alle tensioni degli ultimi anni.

Per ora la decisione finale non è stata annunciata. Ma il messaggio che arriva da Washington è chiaro: le forze sono in posizione, il piano è pronto. E la finestra per evitare l’escalation potrebbe chiudersi molto presto.