Allegri chiede una squadra, non undici interpreti. E indossa i panni di Conte a Bologna

di Silver Mele
Il Napoli non perde soltanto le partite: perde il controllo di sé. A Villarreal ha avuto la possibilità di chiudere il discorso, poi ha smarrito distanze, lucidità e personalità, fino a consegnarsi all’avversario

È lo stesso copione già visto in anticipo contro il Como, nel finale di San Siro e nell’avvio della ripresa a Firenze. Cambiano gli scenari, non il difetto: questa squadra sa imporre il proprio gioco, ma non sa ancora governare le difficoltà.
Gli azzurri hanno talento, gamba e uomini capaci di cambiare una gara. Eppure vivono di strappi e pagano ogni volta che perdono il controllo.
C’è chi pressa per iniziativa personale, chi resta fuori tempo, chi prova a ricucire senza trovare collaborazione. Non è soltanto una questione di modulo: manca una risposta collettiva alle difficoltà.
A Villarreal, dopo aver avuto l’occasione di indirizzare la partita, il Napoli ha smesso di governarla. Gli spagnoli hanno trovato spazio, coraggio e infine il modo di colpire. Non serviva un avversario irresistibile: è bastato un Napoli incapace di proteggere ciò che aveva costruito.
Ecco perché le parole di Allegri pesano. «Si può perdere, ma non così». E poi l’avvertimento su Venezia: «Se giochiamo così, ne usciamo con le ossa rotte».
È la denuncia di un problema che l’allenatore considera ormai evidente. Anche Politano, parlando di mancanza di spirito di squadra, ha indicato la stessa ferita. Oltre a scusarsi per l’errore marchiano.
La discussione in campo con De Bruyne aggiunge un altro elemento, senza autorizzare processi sommari allo spogliatoio. Ma a metà ottobre le idee di Allegri non sembrano ancora tradursi in comportamenti condivisi.
Il talento individuale non può sostituire l’organizzazione, così come una buona intuizione tattica non serve se ognuno interpreta la partita a modo suo.
Quattro sconfitte in otto gare impongono una riflessione seria. Bodo e Venezia arrivano subito, e il tempo per correggere la rotta è poco. Servono distanze giuste, responsabilità, disponibilità al sacrificio e la capacità di restare uniti quando la partita gira male.
Allegri ha detto chiaramente che cosa non accetta più. Ora tocca ai giocatori rispondere sul campo. Perché il Napoli può sbagliare una partita, ma non può continuare a smarrire la propria identità ogni volta che è chiamato a soffrire.