Fine vita, la Campania si divide: la Chiesa frena, Fico rilancia

La Campania si prepara a entrare nel gruppo delle Regioni che hanno deciso di colmare il vuoto lasciato dal Parlamento sul fine vita. Ma prima ancora che il testo approdi in Aula, il confronto è già acceso.

Da una parte la Regione, determinata a dare attuazione alle indicazioni della Corte costituzionale; dall’altra la Conferenza episcopale campana, che chiede dialogo e mette in guardia da una scelta che, secondo i vescovi, rischia di superare un confine etico. Il disegno di legge, all’esame della Commissione Sanità del Consiglio regionale, disciplina l’assistenza sanitaria per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in assenza di una normativa nazionale.

La nota dei vescovi

“Il valore e la dignità di ogni vita umana sono intangibili”, affermano i vescovi, che ribadiscono la differenza tra «lasciar morire», nel rispetto del decorso naturale della malattia, e “far morire” attraverso un intervento intenzionale. Nessuna apertura all’accanimento terapeutico, ma un appello a rafforzare cure palliative, assistenza domiciliare e sostegno alle famiglie.

Fico rilancia

Il presidente della Regione Roberto Fico apre al confronto, ma non arretra: “È necessario dotarsi di una legge nel solco delle indicazioni della Corte costituzionale. I cittadini attendono risposte da troppo tempo”. La Consulta ha già fissato i requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito: capacità di decidere, patologia irreversibile, sofferenze intollerabili e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale.

La proposta campana, nata dall’unificazione dei testi di Marco Villano e Luca Trapanese, prevede una commissione multidisciplinare in ogni Asl per verificare questi requisiti, il parere di un comitato etico, la gratuità della prestazione, la libertà di coscienza dei medici e l’obbligo di informare il paziente sulle cure palliative disponibili.

A settembre partiranno le audizioni con esperti, associazioni e rappresentanti del mondo religioso. Il confronto è appena iniziato. L’obiettivo della Regione è tradurre in legge un diritto già riconosciuto dalla Consulta. La sfida sarà farlo senza allargare una frattura etica che continua a dividere politica, medicina e Chiesa.