Fondazione Domenico Caliendo, dal dolore all’impegno: Fico dispone l’ispezione sul Monaldi

Nasce a Napoli l’ente per sostenere le vittime di malasanità. Intanto la Regione stringe sulla vicenda del trapianto: stop e controlli straordinari

Trasformare una tragedia in un impegno concreto. È da questo principio che nasce la Fondazione dedicata a Domenico Caliendo, il bambino morto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore risultato fatale. Un’iniziativa che vuole dare sostegno a chi si trova ad affrontare drammi simili, offrendo assistenza legale e supporto psicologico alle vittime di malasanità.

La fondazione prende forma anche grazie a una raccolta fondi che ha superato i 30mila euro e rappresenta il tentativo della famiglia e della comunità di trasformare il dolore in un punto di partenza, in una rete di aiuto e consapevolezza.

Ma mentre nasce questo presidio civile, sul fronte istituzionale si stringe il cerchio. Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha annunciato una ispezione straordinaria sull’Azienda ospedaliera dei Colli, da cui dipende il Monaldi, per accertare eventuali responsabilità nella gestione del trapianto.

Dai primi accertamenti emergerebbe un quadro definito “preoccupante”: protocolli non aggiornati per il trasporto degli organi, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione e criticità nella formazione del personale. Elementi che delineano problemi organizzativi già presenti prima del tragico intervento.

Nel frattempo, la Regione ha disposto anche lo stop ai trapianti cardiaci pediatrici fino al ripristino di condizioni di sicurezza adeguate: reparti dedicati, personale specializzato e procedure aggiornate. Parallelamente, il centro trapianti campano sarà sottoposto a un controllo più diretto e centralizzato.

La vicenda del piccolo Domenico ha scosso profondamente l’opinione pubblica e il sistema sanitario regionale. Oggi si muove su due binari: da una parte la richiesta di verità e responsabilità, dall’altra la volontà di costruire qualcosa che possa evitare che tragedie simili si ripetano.

La fondazione rappresenta proprio questo: non solo memoria, ma pressione civile e supporto concreto. Perché dietro ogni caso di malasanità non ci sono solo errori da accertare, ma vite spezzate e famiglie che chiedono risposte.