Macello scaricava sangue e urina nel fiume Sarno: scatta il sequestro della procura

Gli scarichi illegali proseguono e i danni al territorio sono sempre maggiori.

L’ultimo intervento dei militari dell’arma dei carabinieri del gruppo tutela dell’ambiente di Napoli, c’è stato a Sant’Antonio Abate. Lì è stato scoperto un impianto di macellazione che scaricava abusivamente i suoi reflui industriali, contenenti sangue e anche urine, direttamente nelle acque del fiume Sarno. Questa azione è stata messa in campo nell’ambito dell’indagine “Rinascita Sarno”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che da tempo ha l’obiettivo di individuare e bloccare le fonti di inquinamento di uno dei fiumi più contaminato d’Europa. Le indagini dei militari del NOE, supportati dall’ARPA Campania, hanno messo in luce un sistema utile ad eludere ogni costo di depurazione. Era stato realizzato un bypass dall’azienda, attraverso cui i reflui erano convogliati nella fognatura pubblica senza altri trattamenti. Le acque contenevano sostanze oltre i limiti come azoto ammoniacale, ammoniaca, grassi animali e vegetali, oltre a residui organici. Nell’impianto, costruito senza autorizzazioni urbanistiche, lavoravano dieci dipendenti che riuscivano a produrre 50 tonnellate di carcasse ogni giorno. Il Gip del Tribunale di Torre Annunziata ha ritenuto necessario il sequestro dell’azienda al fine di evitare altre compromissioni dell’ambiente e dello stesso fiume Sarno, già inquinato a seguito di decenni di scarichi illegali.