di Silver Mele
Il Napoli rimette la corona in testa. E lo fa nel modo più rumoroso possibile: battendo la Juventus 2-1 al Maradona, dominando per intensità, gioco e identità. Non una semplice vittoria, ma un manifesto tecnico e mentale che riporta i campioni d’Italia al comando della Serie A e rilancia, con forza, il progetto Conte.
Giusto festeggiare, quindi. Giusto celebrare una prestazione feroce, orgogliosa, totalizzante. Un Napoli che azzanna la partita fin dall’inizio, nonostante l’ennesima tegola arrivata in settimana: l’infortunio di Lobotka. Ma Elmas, gettato nella mischia, risponde come un titolare “ad honorem”, garantendo equilibrio e corsa.
E dopo soli sei minuti gli azzurri sono già avanti: Rasmus Hoijlund, a secco dal 5 ottobre, rompe la maledizione sfruttando un’azione devastante rifinita da David Neres. Poco prima McTominay aveva già sfiorato il vantaggio con un colpo di testa di rara potenza: lo scozzese è l’uomo ovunque di Conte, il simbolo del nuovo spirito azzurro, roccioso e generoso.
La costante? Sempre lui: Neres. L’assist-man, l’ispiratore, l’uomo in più della fase offensiva. Da quando Conte ha richiamato la squadra dopo lo sfogo di Bologna, il Napoli non ha più smesso di vincere e soprattutto non ha più smesso di giocare bene. Trame pulite, ritmi alti, verticalità feroce: un pokerissimo di successi impreziosito dalla qualità della manovra.
Ma la vera svolta è la solidità del reparto arretrato. Beukema è tornato quello dominante della stagione di Bologna; Buongiorno e Rahmani fanno muro; Di Lorenzo e Olivera – poi alternato a Spinazzola – blindano le corsie senza rinunciare alla spinta. Un blocco difensivo granitico che non concede quasi nulla.
La Juventus rientra casualmente in partita con Yildiz, ma solo perché McTominay, tre volte, aveva sfiorato in precedenza il colpo del KO. Sarebbe stato uno sgarbo al calcio se il Napoli non l’avesse portata a casa: troppo netta la differenza in campo.
E infatti gli azzurri la chiudono ancora con Hoijlund, ancora su cross di Neres, ancora da centravanti puro. Un colpo di testa che fa esplodere il Maradona e che certifica la ritrovata ferocia offensiva.
Il dato storico fa tremare i polsi: il Napoli chiude l’anno solare senza sconfitte casalinghe, imbattuto da 18 partite dopo ben 38 anni. Un fortino vero, ritrovato. Un segnale alla Serie A.
Conte, però, deve fare i conti con una rosa falcidiata dagli infortuni. Eppure, chiunque entri, risponde presente: Vergara, gettato nella battaglia finale, difende il vantaggio con una maturità sorprendente.
Prestazione travolgente, vittoria mai realmente in discussione, intensità da squadra di vertice. Il Napoli è tornato. Con la fame come dogma, imposta dal mantra di Conte.
Neres-Hoijlund davanti, McTominay ed Elmas padroni della mediana, il marmo del blocco arretrato: gli azzurri rialzano la voce. E nel grande equilibrio della Serie A, tornano a urlare il proprio predominio.












