Quando il Napoli pensa al ritiro, significa che il problema è già dentro lo spogliatoio

Il vecchio copione di De Laurentiis torna a farsi largo: la squadra non gira, Allegri perde il controllo della partita e riaffiora l’idea di chiudere tutti in albergo


Come se bastasse togliere le chiavi di casa ai calciatori per restituire loro la voglia di giocare insieme.

La figuraccia con il Villarreal ha fatto saltare il coperchio. Allegri lo ha detto chiaramente: nella ripresa il Napoli si è sfaldato, ha smesso di giocare da squadra.

In campo si vedono incomprensioni, nervosismo, strappi, palloni che non arrivano e giocatori che sembrano muoversi ognuno per conto proprio.

Il ritiro, per ora, è soltanto un’ipotesi in caso di mancata reazione contro il Venezia. Ma il fatto stesso che torni d’attualità è un campanello d’allarme.

Perché quando si arriva a evocare la punizione collettiva, spesso è perché non si è ancora trovata una soluzione al problema vero.

Il precedente del secondo Ancelotti dovrebbe aver insegnato qualcosa: un gruppo in rotta non si ricompone imponendo una notte in albergo.

Se manca un’identità, se la fiducia si incrina e ognuno pensa a sé, il ritiro rischia di diventare soltanto una scenografia.

A Venezia il Napoli deve dimostrare di essere una squadra, prima ancora di saper vincere. E di riuscire a stabilizzarsi, con continuità laddove l’identità è invece oggi ancora cornice senza ritratto.