Il nuovo romanzo del giornalista del Mattino intreccia Vlad III di Valacchia, Bram Stoker e i segreti di Santa Maria la Nova. Un thriller che interroga il confine fra verità storica e immaginazione, affidando ancora una volta a Napoli il ruolo di protagonista.
Napoli e Dracula: due nomi che sembrano appartenere a mondi lontani, eppure destinati a incontrarsi tra le mura di un antico complesso monumentale. È da questa suggestione che Marco Perillo parte per costruire Il codice Dracula, il nuovo romanzo che intreccia la vicenda storica di Vlad III di Valacchia, il principe passato alla storia come l’Impalatore, con il mito letterario creato da Bram Stoker. Al centro dell’enigma c’è Santa Maria la Nova, nel cuore della città, dove un’ipotesi di ricerca ha acceso interrogativi sulla possibile sepoltura del sovrano. Una pista controversa, sospesa tra documenti e congetture, diventa così il punto di partenza di un thriller che interroga il confine fra storia e leggenda.
La città come archivio segreto
Il merito di una simile scelta è innanzitutto quello di sottrarre Napoli alla consueta cartolina. La città di Perillo non è soltanto uno scenario suggestivo sul quale proiettare un intreccio internazionale: è un organismo storico, un deposito di stratificazioni, simboli e vicende che il tempo ha sovrapposto senza riuscire a cancellarle. Il suo fascino nasce dalla convivenza fra la dimensione quotidiana e quella arcana, fra il monumento che si può visitare e il significato che ancora sfugge.
Santa Maria la Nova, con la sua storia e il suo patrimonio artistico, offre un punto di partenza particolarmente efficace. Un luogo concreto diventa il centro di una domanda più grande: quanto conosciamo davvero gli spazi che attraversiamo? E quante volte ciò che consideriamo una certezza è soltanto la versione più rassicurante di una vicenda ancora incompleta?
È qui che il romanzo incontra una delle vocazioni più riconoscibili della narrativa d’indagine: trasformare la conoscenza in un percorso, facendo della ricerca stessa una fonte di tensione. Il lettore viene invitato a guardare oltre la superficie, a considerare gli indizi, a dubitare delle risposte immediate. Napoli, con la sua densità storica, si presta magnificamente a questo gioco.
Vlad, Stoker e il potere di una leggenda
L’altra intuizione decisiva riguarda l’incontro fra due figure separate dal tempo, ma unite dalla persistenza di un mito. Da una parte Vlad III, principe realmente esistito, la cui fama è legata anche alla ferocia attribuitagli dalla tradizione; dall’altra Bram Stoker, lo scrittore irlandese che nel 1897 consegnò alla letteratura uno dei personaggi più longevi della cultura popolare.
Perillo mette in relazione queste due traiettorie e immagina che il loro legame possa attraversare il Regno di Napoli, le corti europee e le vicende personali dei protagonisti. La storia non viene chiamata semplicemente a fare da fondale all’invenzione: diventa la materia da interrogare, ricomporre e sottoporre a nuove possibilità interpretative.
Il fascino di Dracula, del resto, risiede proprio nella sua capacità di cambiare volto senza perdere la propria identità. È una creatura letteraria, ma anche una figura che assorbe paure collettive, ossessioni e domande sul potere, sulla morte e sull’immortalità. Tornare alle sue possibili radici storiche significa confrontarsi con il meccanismo attraverso il quale una vicenda reale può trasformarsi in leggenda e la leggenda, a sua volta, finire per condizionare il nostro modo di leggere la realtà.
In questa prospettiva, il titolo scelto da Perillo suggerisce una doppia promessa: la decifrazione di un enigma e la ricerca di una verità che potrebbe modificare ciò che i personaggi credono di sapere. Il codice diventa così anche una metafora della storia, fatta di segni che attendono di essere interpretati e di collegamenti che non sempre si lasciano ricostruire al primo tentativo.
Un giovane giornalista sulle tracce della verità
A condurre il lettore nella vicenda è Gennaro De Simone, giornalista e fotografo agli inizi, affiancato da Stella, studentessa coinvolta nella ricerca. La scelta di affidare l’indagine a personaggi contemporanei permette di costruire un ponte fra il lettore e un passato altrimenti distante. Gennaro non appartiene al mondo dei sovrani e delle corti: è un uomo del presente che si trova davanti a una scoperta capace di mettere in discussione le sue certezze.
L’iscrizione indecifrabile rinvenuta nel corso delle ricerche costituisce il motore dell’intreccio. Da quel momento la curiosità si trasforma in urgenza e l’indagine assume i contorni di una corsa contro il tempo. Il mistero non riguarda più soltanto l’identità di un’antica sepoltura, ma le conseguenze che potrebbero derivare dalla soluzione dell’enigma.
È un passaggio importante nella costruzione di un thriller: la conoscenza deve avere un prezzo, la scoperta deve produrre conseguenze, ogni risposta deve aprire un interrogativo ulteriore. La promessa narrativa di Il codice Dracula si colloca proprio in questo spazio, nel tentativo di tenere insieme il piacere della decifrazione e la tensione di una vicenda in cui il passato torna a incidere sul presente.
La Napoli di Perillo, fra divulgazione e invenzione
Per comprendere il percorso dello scrittore occorre ricordare il suo lavoro sul patrimonio storico e sulle storie meno conosciute della città. Dai libri dedicati ai misteri dei quartieri napoletani alle ricostruzioni delle vicende più singolari del territorio, Perillo ha costruito negli anni un itinerario nel quale la divulgazione incontra la curiosità narrativa. Con Il codice Dracula questa inclinazione trova una nuova espressione: il materiale storico e la suggestione diventano gli elementi di una struttura romanzesca che ambisce a raggiungere anche chi si avvicina al passato attraverso il piacere della suspense.
La Neapolis Arcana Saga si fonda proprio su questa possibilità: utilizzare un protagonista che attraversa la città contemporanea per riannodare fili rimasti sospesi nei secoli. Il vantaggio di una simile architettura è evidente. Ogni luogo può diventare una soglia, ogni documento un indizio, ogni vicenda dimenticata l’occasione per rimettere in discussione una versione consolidata della storia.
La sfida, come sempre in questo genere di narrativa, consiste nel mantenere in equilibrio la ricostruzione storica e la libertà dell’invenzione. Il mistero deve stimolare la curiosità senza trasformare l’ipotesi in certezza; il ritmo dell’indagine deve accompagnare la scoperta senza esaurire la complessità dei personaggi e dei contesti. È su questo equilibrio che si misura l’ambizione di un romanzo come quello di Perillo.
Il vero enigma è il confine fra storia e immaginazione
La forza del progetto sta, in definitiva, nella scelta di non considerare il passato come una materia conclusa. Dracula è il punto d’accesso a una riflessione più ampia sul modo in cui costruiamo la memoria, tramandiamo le leggende e attribuiamo significato ai luoghi. Il romanzo si inserisce in quella tradizione narrativa che vede nell’enigma storico un’occasione per rimettere in movimento ciò che sembrava immobile.
E Napoli è la città ideale per questo incontro. La sua storia non procede lungo una linea ordinata: si accumula, si nasconde, riaffiora. Le epoche convivono nello stesso spazio e il presente continua a interrogare ciò che lo ha preceduto. In questo scenario, la ricerca di Dracula diventa anche una ricerca sulla città, sulla sua identità e sulla capacità di sorprendere chi pensa di conoscerla.
Con Il codice Dracula, Marco Perillo invita dunque a entrare in un territorio nel quale la domanda conta quanto la risposta. Non è necessario credere che ogni leggenda custodisca una verità nascosta per lasciarsi coinvolgere dal suo potere. Basta riconoscere che, qualche volta, una storia comincia proprio nel punto in cui le certezze finiscono.
E a Napoli, dove ogni pietra sembra conservare una voce, quel punto può trovarsi dietro la porta di un chiostro, accanto a un sepolcro o dentro poche parole che nessuno è ancora riuscito a decifrare.










