Si parte per studiare, ma spesso si finisce per restare lontano anche dopo la laurea.
Il punto è che per molti giovani, costruirsi un futuro attraverso l’università significa fare i conti con costi sempre più alti e opportunità che non sempre si trovano vicino casa. Tra il 2024 e il 2025 sono stati oltre 28mila gli studenti universitari campani che hanno scelto un ateneo fuori regione. Il dato emerge dall’Osservatorio sui flussi migratori di Skuola.net, elaborato sulla base dei numeri del ministero dell’Università e della Ricerca.
La “grande” fuga
La nostra Regione, grazie alla presenza di numerosi atenei e a un’offerta formativa articolata, non è tra le regioni con la maggiore incidenza di partenze. Eppure il numero resta significativo, soprattutto se si considera quello che può accadere una volta concluso il percorso universitario. Per molti giovani, infatti, trasferirsi per studiare significa costruire altrove una rete di relazioni, trovare le prime opportunità professionali e cominciare una vita che difficilmente riparte da zero con il ritorno a casa.
Secondo le rilevazioni della Svimez, negli ultimi anni centinaia di migliaia di giovani laureati hanno lasciato il Sud per trasferirsi al Centro-Nord, con Campania e Sicilia tra le principali regioni di provenienza. Non si tratta soltanto di una scelta legata alla qualità degli atenei: a incidere sono soprattutto le prospettive occupazionali e la possibilità di trovare un lavoro coerente con il titolo di studio. Il dato più preoccupante è che il flusso non accenna a ridursi, nonostante negli ultimi vent’anni siano aumentati gli atenei e si sia ampliata l’offerta formativa sul territorio.
Avere più corsi di laurea, dunque, non basta se dopo gli studi le opportunità di lavoro restano insufficienti o meno competitive rispetto a quelle disponibili altrove.












