Caro carburanti, sos trasporti: taxi e traghetti a rischio

Non è più soltanto una questione di quanto costa fare il pieno. Il caro carburanti rischia di trasformarsi in un problema per l’intero sistema dei trasporti campano.

La benzina in molti distributori ha superato i due euro al litro e gli automobilisti cercano di risparmiare confrontando continuamente i prezzi, utilizzando le app e scegliendo il self service. Ma per chi con il carburante ci lavora ogni giorno il problema è ancora più pesante.

Taxi e traghetti a rischio

A Napoli i tassisti denunciano costi in forte aumento e margini sempre più ridotti. Le tariffe, soprattutto quelle predeterminate, non possono seguire immediatamente i rincari alla pompa. Da qui la richiesta di interventi fiscali sul carburante per evitare che il peso finisca direttamente sui lavoratori o sui clienti.

E poi ci sono i traghetti. Gli armatori che garantiscono i collegamenti con Capri, Ischia e Procida lanciano l’allarme: durante l’estate l’aumento dei passeggeri ha consentito di assorbire una parte dei maggiori costi, ma con la fine della stagione il problema rischia di esplodere. Secondo l’Acap, il costo del carburante per Caremar sarebbe passato da circa 12 a 19 milioni di euro. Senza un intervento pubblico, per le compagnie private l’ipotesi è quella di ridurre le corse.

E per chi vive sulle isole una corsa cancellata non è semplicemente un disagio: significa difficoltà per lavoratori, studenti e pendolari che ogni giorno devono raggiungere Napoli.

Rincari anche sulla spesa

Ma l’effetto del caro carburante non si ferma ai trasporti. Se aumenta il costo per muovere persone e merci, aumentano anche i costi delle imprese. E una parte di questi rincari rischia di arrivare sui prezzi finali, dalla spesa ai servizi.

La Cgil campana stima per le famiglie una maggiore spesa del 7,2% rispetto al 2025, mentre per le imprese l’aumento dei costi potrebbe arrivare al 14,3%. È una spirale che preoccupa anche il settore dell’autotrasporto. Per questo tassisti, armatori, sindacati e associazioni di categoria chiedono a Governo e Regione di intervenire.