La droga e il potere della camorra: sequestro milionario

Giovanni Falcone aveva indicato una strada precisa per colpire la mafia: seguire i soldi. Non fermarsi agli uomini che sparano o a quelli che vendono la droga, ma risalire al denaro, ai patrimoni, ai meccanismi che trasformano il crimine in potere. I blitz di questi giorni, tra Napoli e provincia, raccontano proprio questo.

All’alba a Caivano, nei pavimenti di un appartamento, sono stati trovati oltre tre milioni e 200mila euro in contanti. Non una somma messa da parte lentamente, ma il capitale di un’organizzazione, in questo caso degli Angelino, che secondo gli investigatori, avrebbe costruito i propri affari soprattutto sul traffico di stupefacenti. Il denaro era nascosto, insieme a orologi di lusso.

Il sequestro

Oggi, in Procura, Nicola Gratteri ha dato a quel sequestro un significato preciso, spiegando che con i 3milioni e 200mila euro lo Stato potrebbe finanziare un anno di intercettazioni. Parole all’apparenza banali ma che mettono in confronto due realtà: da una parte la velocità con cui i clan accumulano denaro; dall’altra le risorse che servono alle forze investigative per inseguirli.

Il blitz “nella 34”

Cinque giorni fa, il 16 settembre, al Rione Traiano, un’altra inchiesta aveva ricostruito gli affari della piazza di spaccio “La 34”. Secondo la Procura, un giro da circa 450mila euro al mese. Non una bancarella improvvisata, ma un’organizzazione capace di distribuire ruoli, controllare il territorio e spostare la droga soltanto poco prima della vendita, per ridurre il rischio di sequestri. Anche in quel caso il procuratore capo di Napoli ha spiegato che il punto non è soltanto quanto stupefacente venga venduto. Ma quanto denaro produca. E soprattutto che cosa quel denaro permetta di fare.

Perché la droga, per la camorra, non è semplicemente una delle attività criminali. È la principale fonte di liquidità. I soldi arrivano ogni giorno e possono essere utilizzati per pagare gli affiliati, acquistare armi, sostenere le famiglie dei detenuti, comprare consenso e finanziare nuove attività. Le estorsioni impongono il controllo. La droga, spesso, lo finanzia.

Cocaina nel doppiofondo

A luglio, il sequestro di 113 chili di cocaina nascosti nel doppiofondo di un’autocisterna aveva mostrato l’altra faccia dello stesso sistema: un carico che, una volta venduto, avrebbe potuto fruttare circa sette milioni di euro. Prima ancora di arrivare nelle piazze, quella droga aveva già un valore economico enorme.

Da una parte, dunque, i soldi già incassati e nascosti nei muri. Dall’altra, quelli ancora da produrre con i carichi che viaggiano lungo le strade. È questa la dimensione che spesso sfugge quando si parla soltanto di arresti e sequestri. Dietro una piazza di spaccio c’è una struttura economica. E dietro quella struttura c’è la capacità dei clan di consolidare il proprio potere.